DIRITTO ALLO SPORT, DIRITTO ALLA VITA

La “chiusura” dello sport, errore capitale.
Lasciano vivi solo i professionisti, quelli milionari e quelli che tirano a campare, quelli che muovono un indotto straordinario e danno lavoro a migliaia di persone.

Giusto non chiuderlo quello sport, seppure non ci sia la “bolla” della NBA, a zero contagi Fuori da quel mondo, però, c’è lo sport vero, praticato da dilettanti e amatori, dagli studenti di ogni età, dai bambini e dalle bambine.
È giusto considerare il diritto allo sport sacrificabile?
È quantificabile economicamente il danno che deriva dall’azzeramento dell’attività fisica per una fetta così importante della popolazione, per giunta con la leggerezza di cancellare con un colpo di penna anche i disciplinatissimi gestori di palestre e piscine, fra i primi ad adeguarsi alle regole?

Sono domande retoriche.
È difficile dover sembrare da anni gli invitati di serie B alla fiera delle cose importanti della vita, schiacciati a scuola fra le lezioni di matematica e quelle di italiano, a casa fra la chitarra e il pianoforte o l’inglese.
Lo è ancora di più se a quindici anni lo sport non è considerato importante perché non hai le stimmate del campione, per cui non rappresenti una potenziale gallina dalle uova d’oro.
E questa sensazione di fastidiosa impotenza cresce oggi, nei mesi dell’emergenza, con la caccia al podista solitario quando eravamo tutti tappati in casa e questo strano fastidio nel vedere le piscine o le palestre aperte mentre tutti sono pronti a fare le barricate per il pub sotto casa.

Mai nessuno che stia attento ai messaggi culturali, alla valenza sanitaria della pratica diffusa dell’attività sportiva, alla sua incidenza sullo stato mentale degli Italiani, già sedentari per costituzione, oggi spinti giustamente a evitare assembramenti e occasioni di contagio.
Insieme al diritto allo studio, ci piacerebbe che la stessa difesa accorata ci fosse per il diritto allo sport, anche quello di base, anche quello di chi non taglierà mai per primo il traguardo.
Basta con i figli (sportivi) di un dio minore.

Paolo Di Caro – Carlo Galati

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