Bruno Pizzul, l’uomo che ha raccontato il calcio (come nessun altro)

Non esiste appassionato di calcio, appassionato di sport che non riconosca quella voce così particolare da risultare unica. Le notti magiche, i giorni del mondiale americano, i mercoledì delle coppe Europee; quelle notti in cui le partite erano trasmesse dalla Rai e la partita di cartello sempre era la sua. Uno dei motivi per il quale abbiamo amato il calcio, soprattutto il calcio di quel periodo, è stato sicuramente Bruno Pizzul, che oggi compie 83 anni.

Cinque Mondiali, quattro Europei, mille emozioni e tanti aneddoti: dai lapsus (pochi) ai gol folgoranti, dal dolore della sconfitta di Pasadena, alle prodezze di Van Basten con l’Olanda e a quelle in azzurro di Robi Baggio, l’uomo dei momenti magici, tutti raccontati con la maestria e la classe che non appartiene più ai telecronisti di oggi, diventati divi per forza, mettendo se stessi prima del racconto, il proprio personaggio prima della storia. Pizzul è stato il cantore classico del calcio, l’uomo solo al comando, senza alcun “esperto” o ex giocatore a supportarlo. Solo con la sua profonda conoscenza e con la sua imprescindibile voglia di comunicare emozioni attraverso un microfono riuscendo davvero ad entrare nelle case di tutti gli italiani.

Voce della Nazionale Italiana dal 1988 al 2002 ha il solo cruccio di non aver raccontato un titolo mondiale azzurro. E’ stata la voce dell’Heysel, l’unica in grado di dare notizie dal campo, con un compito che andava oltre quello di cantore di gesta sportive. Ha raccontato poi, di esser consapevole del momento e del ruolo, dovendo gestire la propria emozione, per non allarmare di più di quanto le immagini non stessero già facendo. E’ parte della storia degli ultimi 30 anni di questo Paese e la sensazione è che non sia mai andato via da quel microfono. E’ stato ed è il Maestro dei telecronisti; è vero non ha mai raccontato un grande successo della Nazionale ma questo non lo esime da essere stato uno dei più grandi, se non il più grande. E poi diciamocelo in tutta onestà: non c’è mai stato più nessun altro che abbia mai pronunciato il nome di Roberto Baggio come faceva lui. Uomini di calcio e destini incrociati, fin da sempre. Ma come Roberto, anche Bruno è nel cuore di chi ha gioito, sofferto, riso e pianto insieme e con lui. Destini incrociati.

Carlo Galati

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