L’attesa è finita, Federer è tornato

Era il 30/01/2020, semifinale degli Australian Open. Con un perentorio 3-0 Djokovic batteva Roger Federer; quella sarebbe stata l’ultima partita ufficiale per un periodo che forse, in quel momento, neanche lo svizzero immaginava così lungo. Perché nessuno si sarebbe immaginato quello che il mondo avrebbe vissuto dopo e che continua a vivere, anche adesso. Nel frattempo due operazioni alle ginocchia, per provare a tornare ad essere competitivo, e nel mezzo il buio. Quel buio che durante il lock-down più duro lo ha portato a dire: “Allenarsi? Non ne vedo il motivo…”.

Ma un motivo c’è sempre, lo abbiamo visto oggi dopo 405 giorni. Perché dopo ogni notte più buia, la luce vince sempre e, questa volta, la luce ha il volto romantico di un quarantenne svizzero che di professione regala emozioni con una racchetta in mano. Lo abbiamo rivisto in campo, immerso nel verde che è più di una speranza, oltre il sogno. Una certezza, la certezza di essere tornato competitivo e di averlo fatto vincendo nel circuita una partita dura con un avversario tosto e una partita vera. Non banale questo passaggio.

Non banale perché, inevitabilmente, la ruggine accumulata in questi 400 e passa giorni, era l’avversario più difficile da rimuovere nel corpo di un 40enne che ha subito due interventi chirurgici; invece i segnali che sono arrivati dal campo sono segnali positivi. Segnali di un Roger che ha provato varie soluzioni, ha giocato all’attacco, con i piedi sempre dentro al campo, rispolverando rovesci d’autore e servizi che ricordano poesie d’altre stagioni.

Insomma, Roger è tornato in tutta la sua regale aurea, ricordando a tutti quanto poi è mancato il suo immenso talento a questo sport e dimostrando di poter ancora essere competitivo. Non sappiamo se per una sola partita o per un torneo intero, ma lo ha fatto, ed è una grande notizia. Ah, poi ha anche vinto. Ma questa è un’altra, solita, storia.

Carlo Galati

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