Il giorno della marmotta di Sonego

Senza paura, senza timore, senza sentire la stanchezza e la fatica di due match giocati in un giorno. Prima la vittoria nei quarti di finale con Rublev, al terzo set, dopo oltre due ore e mezzo di partita, poi, senza accorgersene, il quasi miracolo con Djokovic, numero uno incontrastato del circuito. Partite durissime che hanno esaltato le caratteristiche del ragazzone di Torino, una su tutte: mai un passo indietro. Sempre all’attacco, attaccato al match come solo i più grandi sanno fare. Partite già perse, soprattutto quella con Djokovic, sono state in bilico fino alla fine. Un dato esplicativo: quasi un’ora dal primo match point del serbo al secondo, risultato poi decisivo.

E’ una splendida abitudine quella che ormai il tennis maschile italiano sta regalando ai tanti appassionati, abituati per anni ad accontentarsi di un secondo o terzo turno nei 1000 e di una seconda settimana agli Slam. Pane e cipolle prima, tavolo stellato adesso. E se per Berrettini, per Sinner, è ormai una bella e sana abitudine, giustamente esaltati da chi il tennis lo vive e lo racconta, per Sonego invece i riflettori non sono mai troppi e troppo puntati. Il perché è un mistero che appartiene ad aspetti che ci sono quantomeno sconosciuti, ma che sono in assoluta controtendenza con il personaggio in and off the court.

Sonego tradisce eleganza sabauda nelle sue smorzate e tenacia piemontese nel non mollare mai nessun punto, restando aggrappato a partite che sembrano perse, andate via senza colpo ferire. La sua più grande qualità è proprio questa. Non sarà dotato di un colpo particolare che lo rende unico o quanto meno caratterizzante nel proprio tennis, eppure nel circuito non ricordiamo nessuno con questa indomita voglia di continuare a giocare anche quando le cose non sembrano girare per il verso giusto.

Ricorderà a lungo questo giorno Lorenzo, il giorno che ha vissuto tante volte, tante quante le difficoltà che ha superato, i vincenti che ha tirato, le palle break salvate e quelle convertite. Ricorderà di esser stato in campo per oltre cinque ore contro avversari sulla carta più forti di lui ma che lui ha battuto e che da cui è stato battuto, ma con l’onore delle armi concesso dal numero 1 al mondo, mai, ad un certo punto del match, così traballante dall’altro del suo trono. Merito del grande cuore di Lorenzo che merita la giusta ribalta e che continuerà a regalare gioie allo sport e al tennis italiano, come ha fatto oggi. Il suo giorno della marmotta, da vivere e rivivere. Magari con un finale diverso.

Carlo Galati

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