Il re è morto, viva il re!

Per comprendere al meglio cosa voglia dire la vittoria di stasera bisogna tornare indietro di qualche mese. Tornare a quella domenica di ottobre quando il Nadal, battendo nettamente Djokovic per 6-0 6-2 7-5, si aggiudicò il suo 13esimo titolo a Parigi. Una partita senza storia, una finale no contest.

Quando hai vinto tanto, quando hai vinto tutto, solo il fuoco della vendetta sportiva può essere benzina che alimenta l’agonismo nella sua forma più pura che si trasforma in voglia di rivalsa, rivincita, sana vendetta. Ed è questo che ha spinto Djokovic oltre il limite della storia, la stessa che Nadal ha scritto su quel campo.

Una lotta furibonda di oltre quattro ore, giocata a livelli disumani e che segna l’assoluta parità negli H2H tra i due: 29 successi a testa per quella che è una delle rivalità storiche di questo sport che ha trovato il proprio Nirvana nella terza partita, con un livello extra-terrestre da ambo le parti e con Nole che la spunta al tie-break dopo 93′ di battaglia. 

Sono servite 4 ore di partita, 3-6, 6-3, 7-6, 6-2 per il serbo, l’impossibile è accaduto. Il re è stato detronizzato e con esso la certezza che tutto può avere un inizio ed una fine, ma non siamo sicuri che questa fine sia arrivata. Perlomeno, non adesso.

Carlo Galati

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