I leoni di Belgrado

L’Italia profana il tempio del basket, a Belgrado, domina la Grande Serbia e stacca un biglietto per Tokyo che nessuno avrebbe mai pensato neppure di stampare.

I ragazzi azzurri entrano sul parquet senza un briciolo di paura o timore reverenziale, affidandosi alla sfrontatezza di Nico Mannion, di Polonara, di Fontecchio e di ogni “leone” chiamato a dare minuti, muscoli e ritmo.

Nessuno pensava di poter prendere a schiaffi il gigante Marjanovic o Teodosic, eppure in quella nuvola d’argento dalla quale ci guardano Pozzecco, Galanda o Marconato, gli eroi di Atene 2004 (ultima partecipazione ai Giochi dell’Italbasket) si nasconde la tempesta perfetta che ribalta ogni pronostico. S

egniamo tutto, difendiamo tutto, sembriamo serbi dalla linea dei tre punti e mettiamo i liberi come veterani, gestendo anche le piccole crisi, portando il punteggio a +25, prima di cominciare a giocare col cronometro e a guardare dentro gli occhi di un quintetto serbo stralunato, colpito al cuore e ferito nell’orgoglio.

Nei magnifici vent’anni di Mannion e nelle sue mani di ghiaccio dalla lunetta c’è tutta la splendida alchimia di una serata da raccontare ai nipoti, per dire loro che la palla a spicchi non è una scienza perfetta, ma lo diventa se fai meglio degli altri quello che hai preparato nelle ore che precedono il match. C’è anche Meo Sacchetti, naturalmente, in questa vittoria: la sua freddezza durante i time-out, quando chiede ai suoi di concentrarsi dul loro gioco e non pensare agli avversari, perché che siano bravi si sa già.

E allora andiamo a Tokyo, diciassette anni dopo Atene, a sentire il profumo del sushi e dei Cinque Cerchi, con la stessa faccia tosta mostrata a Belgrado.

Ci andranno questi ragazzi, quelli che hanno dimostrato di avere il Tricolore tatuato nel cuore, quelli che non hanno sentito la fatica dell’Eurolega o il peso del sogno americano, quelli sui quali nessuno avrebbe puntato un soldo di cacio e che hanno fatto saltare il banco.

102-95, 24 punti di Mannion, 22 di Fontecchio, 21 di Polonara.

Mettetevi comodi: a Tokyo ci andiamo noi.

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