Postcards from Tokyo #14

Il ragazzo dal kimono d’oro

Molte volte non è “solo” quello che vinci: è anche “dove” lo vinci. Una medaglia d’oro olimpica è il massimo livello a cui uno sportivo possa ambire: non esiste niente di più, non esiste niente di meglio. Esiste la gloria olimpica e basta. Se a questo aggiungiamo anche la sacralità del luogo dove viene vinta un’Olimpiade, si rischia di trascendere nel mistico. Gigì Busà, 34 anni, di Avola, ha coronato il suo sogno olimpico nella patria del Karate, il Giappone, nella cattedrale delle arti marziali, il Nippon Budokan.

Non c’era giapponese presente che non abbia distolto l’attenzione da ciò che faceva o da ciò che gli era stato demandato di fare durante la finale nella categoria kumite (75 chili); sappiamo quanto questo sia difficile da accettare per chi nasce a quelle latitudini, intriso di quella cultura. Ha incantato tutti Gigi Brusa, dando una lezione di stile e di tecnica a tutti, battendo tutti i più forti fino ad arrivare a battere l’amico e rivale, l’azero Rafael Aghayev, cinque volte campione mondiale e alla sua ultima gara.

Ma questa sera era la sera. Ed è stata quella di Gigi, un predestinato dello sport che ama e che ha portato sul gradino più alto nella serata magica. Lotta, soffre, risale, come una finale vinta per 1-0 (yuko), che voleva fortemente e che nessuno poteva togliergli. L’oro è al suo collo e lì resterà, regalando a se stesso la gioia di un trionfo eterno.

Carlo Galati

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