Marcell Jacobs, il mio 2021 in 100 metri

Ci siamo consumati i polpastrelli a scriverlo, le cornee a leggerlo: sappiamo quanto il 2021 sia stato foriero di successi per lo sport italiano. Non staremo qui a ricordare tutto o a rivangare quello che potremmo già chiamare passato. Con lo sguardo ormai già nel 2022 ma con il cuore ancora saldamente ancora al sogno dell’anno che sta per finire, c’è un momento, tra i tanti, che mi ha fatto quasi scoppiare il cuore e bloccare il respiro: apnea sostanziale di quasi dieci secondi.

I 100 metri di Marcell Jacobs in quella fantastica notte giapponese, primissimo pomeriggio italiano sono quella sensazione di impossibile che diventa concreto che mai avrei pensato di vivere. Quegli istanti, quella gara. Oro. E poi l’abbraccio con Tamberi anche lui glorificato della gloria olimpica solo qualche minuto prima, nel salto in alto. Non è un caso che la bibbia dell’atletica mondiale, ‘Track and Field News‘, li abbia incoronati, insieme ad un altro campione olimpico azzurro, Massimo Stano, atleti dell’anno nelle loro rispettive discipline.

In buona sostanza l’anno d’oro e per certi versi irripetibile, dello sport italiano ha lasciato un segno indelebili in chi le ha compiute quelle imprese e in chi le ha vissute, scritte e raccontate. In me resterà vivo il ricordo in eterno, di un ragazzone che correva veloce in un caldo pomeriggio d’agosto, così veloce da sentire il dolce sollievo di un refolo di vento figlio del suo incedere maestoso e regale. Fino all’oro.

Carlo Galati

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