Matteo, il Boss

(Photo by Cameron Spencer/Getty Images)

Matteo Berrettini è il primo giocatore italiano a raggiungere i quarti di finale in tutti gli Slam. Basterebbe questo per definire la grandezza di questo tennista di cui si parla sempre troppo poco, soprattutto a livello internazionale. Eppure lui, con la naturalezza dei campioni, ha raggiunto la 20esima vittoria consecutiva negli Slam, se si escludono i match con Novak Djokovic, l’unico in grado di batterlo.

A colpi di servizio e dritto è entrato nell’olimpo dei più grandi, in quella top ten che dimostra ogni giorno e sempre di più di meritare. E ancora una volta ha dato la paga ai detrattori, battendo di seguito due esponenti della grande armata rossa che non ha inflessioni sovietiche ma spagnoleggianti. Prima Carlitos Alcaraz, poi Carreno Busta sono caduti sotto i colpi di Matteo, uno dopo l’altro soccombendo di fronte ad un giocatore più forte non soltanto tecnicamente ma anche e soprattutto mentalmente.

Perché la vera forza di Matteo sta anche lì. Non basta colpire forte di dritto o avere il miglior servizio del circuito se queste armi non vengono usate nei momenti giusti. Ed è proprio sotto questo aspetto che Berrettini ha dimostrato e dimostra di essere, ogni giorno di più uno dei migliori giocatori al mondo, perché sa gestire al meglio la sua potenza, i suoi colpi dimostrando di avere una testa solida e quadrata, anche nei momenti di difficoltà e soprattutto carattere. Tanto tantissimo carattere. Tra lui e la finale c’è Monfils e l’ultimo grande esponente dell’armata spagnola, il più grande di tutti, quel Nadal che ha mostrato in questi turni il campione che è. Mettiamoci comodi, il viaggio di Matteo è ancora lungo.

Carlo Galati

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