The importance of being Ancelotti

È tutto vero. Ancelotti è il primo nella storia della Champions League a fare poker in panchina. Ha staccato Bob Paisley, che col Liverpool ne ha conquistate tre (1977, 78 e 81), battendo proprio i Reds (per altro per la seconda volta, la prima col Diavolo ad Atene nel 2007), e Zinedine Zidane, che tra il 2016 e il 2018 fece tris col Madrid. Insomma un intreccio di destini incrociati che raccontano una storia magistralmente incredibile.

La storia di un uomo che di Champions ne ha sollevate anche due da giocatore. Per giocare la finale di Parigi, che arriva dopo il successo in Supercoppa di Spagna e nella Liga, unico a vincere nei cinque maggiori campionati europei, il suo Real è venuto a capo di un percorso molto complicato, probabilmente il peggiore possibile. Negli ottavi ha fatto fuori il Psg di Messi e Mbappé, ai quarti il Chelsea campione in carica, in semifinale il Manchester City di Guardiola. E poi, da sfavorito, ha messo k.o. il Liverpool. Un’impresa. Non c’è altro da dire, per un allenatore che in Italia dopo il Milan è stato maltrattato da chi non ne ha capito le potenzialità. Non stupiamoci del perché alcuni risultati non arrivino; ma questo è un altro discorso.

Oggi è il giorno in cui godersi il giusto trionfo che merita il miglior allenatore che il calcio italiano abbia mai avuto. Ode a Carletto.

Carlo Galati

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