Djokovic e la stagione che gli tolse e diede tutto

A guardare indietro, ripercorrendo la stagione, partendo da quel mese di gennaio in cui l’Australia lo mise al bando, decisa com’era a seguire le leggi che, valide per tutti, misero Novak Djokovic nella condizione di non essere ospite gradito. Stessa sostanza ad agosto, quando gli Stati Uniti non permisero il suo ingresso, dovendo così bypassare tutta la stagione americana. Il tutto attraversando il successo di Wimbledon, (senza punti) e la perdita dello scettro di numero 1 al mondo. Insomma, una stagione se non negativa, di sicuro indimenticabile.

Indimenticabile perché, nonostante tutto e potremmo dire, nonostante tutti, il serbo ha saputo nuovamente lasciare il segno da campione nel torneo dei campioni, le Atp Finals, dominate dall’inizio alla fine. Torneo vinto non solo in finale su Ruud, ma già nel round robin quando ha battuto Medvedev in una partita dura, durissima, ma senza senso. Per gli altri. Non per lui che ha vinto quel match e lanciato il messaggio chiaro del più forte che vince sempre, anche quando apparentemente non conta.

Ma vincere per Djokovic conta, sempre. Ed è così che è riuscito a vincere il torneo dei maestri, diventandolo lui per la sesta volta ed eguagliando un record che era tutto svizzero. Perché quando hai vinto tutto, vuoi vincere ancora. Non basta la retorica vittoria su se stessi, quando vuoi arrivare dove nessuno è mai arrivato, scalando la montagna dell’ignoto per piantare la propria bandiera nella cima più alta. Il 2023 ci dirà questo.

Carlo Galati

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