Sacrificio mondiale

Una settimana di questo strano mondiale di calcio in Qatar, è passata, andata via piuttosto velocemente rispetto ad una manifestazione lenta e scarna di contenuti calcistici; una settimana invece ricca di immagini forti di gesti forti. Una settimana in cui ci siamo riscoperti se non più poveri, sicuramente più deboli nella consapevolezza che tutto si può barattare o comprare. Anche i diritti.

E non vogliamo appartenere a quella categoria di indignados per partito preso o per presunta convenienza. Ne prendiamo atto, come tante altre cose della vita. Prendiamo atto del fatto che poi forse il sostegno alla comunità LGBT non è poi così importante. Prendiamo atto del fatto che i diritti delle donne iraniane (e non solo), che lottano per la propria indipendenza dal regime, è un qualcosa di sacrificabile in nome della tranquillità della manifestazione e di una presunta moralità qatariota.

Conosciamo le logiche del mondo e siamo consapevoli che non si sarebbe potuto fare altrimenti. Domani, però, quando tutto sarà finito, risparmiateci la morale, risparmiateci le infinite solfe su quello che si deve fare/pensare/ dire in nome dell’inclusione a comando. E non perché non sia giusto, anzi. Condividiamo tutte queste battaglie. Ma sono state messe da parte per un mese ma queste cose non possono essere congelate e scongelate a piacimento. O ci credi sempre, o mai. Gli ipocriti del calcio, mai.

Carlo Galati

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