Jacobs, un lampo d’oro nel cielo di Monaco

Il campione olimpico di una disciplina è, per un quadriennio, il punto di riferimento per tutti. Le sue mosse vengono analizzate con il lanternino, gli avversari ne studiano i segreti, tutti ne parlano. La vita sportiva, e non solo, di Marcell Jacobs dopo Tokyo è stata quasi vivisezionata; ci potrebbe stare se consideriamo che prima dell’oro olimpico non in molti ne conoscevano le virtù. Quello che non ci sta è la critica selvaggia di chi non ha neanche il rispetto per un campione. Olimpico per di più.

In questo 2022 ha prima vinto il mondiale indoor poi ha dovuto saltare i mondiali outdoor per un problema muscolare che ne rendeva impossibile la potente falcata, depotenziando l’immenso arsenale in suo possesso. Una scelta da fare in vista degli Europei che, per i giochi del calendario dovuto allo stop per pandemia del 2020, ha visto slittare tutto di un anno sovrapponendo gli eventi. Ha avuto ragione lui: Marcell Jacobs ha vinto l’oro.

E se in molti, strappandosi le vesti, ne avevamo già messo in dubbio le potenzialità, derubricandolo a lampo nel nulla, il lampo ha dato un segnale forte, ancora una volta, correndo veloce e fermando il cronometro a 9,95. Tanto basta per zittire tutti, dimostrando di essere il campione che è e che sarà.

Carlo Galati

Stano ma vero: Massimo è ancora d’oro

L’ultima medaglia d’oro ad un mondiale di atletica portava la firma di Giuseppe Gibilisco che nel 2003 a Parigi riuscì a saltare con l’asta più in alto di tutti. Dopo 19 anni di attesa è dalla strada, dalla marcia che arriva quella medaglia d’oro tanto attesa. A vincerla è uno degli eroi di Tokyo, Massimo Stano.

E non è un caso che sia lui a ripetersi a distanza di un anno, in una distanza inedita la 35 km che forse lo esalta, se possibile, ancora di più della 20. Massimo Stano con una gara perfetta sotto l’aspetto tecnico ma anche tattico di gestione delle forze, ha dominato la scena facendo la differenza negli ultimi chilometri quando ha deciso di rompere gli indugi e scappar via in progressione.

Per la marcia è il sesto titolo mondiale dopo quelli di Maurizio Damilano (1987 e 1991) e Michele Didoni (1995) nella 20 km, Anna Rita Sidoti nei 10.000 (1997) e Ivano Brugnetti nella 50 km (1999). Sulle strade di Eugene, Stano ha scritto una delle pagine più belle dell’atletica azzurra.

Carlo Galati

Ode ad Allyson Felix, campionessa totale

“Olimpionica, mamma e avvocato” così la definisce Google cercandone oggi il suo nome. Allyson Felix è tutto questo ma soprattutto una fonte di ispirazione. Ha vinto tanto in vent’anni di carriera: 11 medaglie olimpiche, 19 mondiali, l’ultima di queste il bronzo nella 4×400 misti ai mondiali di Eugene.

È stata una stupenda atleta, dotata di una corsa sopraffina, di una falcata meravigliosamente elegante nel suo incedere, micidialmente efficace nei risultati. Ma la sua è una storia di vittorie anche lontano dalla pista; è la storia di una ragazza che ha fortemente rivendicato il diritto ad essere madre e che per quel diritto ha sfidato la vita e la Nike. Stava per morire durante il parto Allyson e non ha avuto paura di affrontare, da avvocato, la sua battaglia contro il colosso della moda sportivo che riduceva dell’80% il proprio compenso alle proprie atlete incinte.

Ha vinto tutte e due le battaglie, con il sorriso enorme di chi sa di aver lottato non solo per se stessa ma realmente per cambiare le cose. E le ha cambiate. Ha scritto la parole fine alla sua carriera da agonista lasciando in tutti noi una profonda tristezza mista a gioia, nel non vederla più gareggiare, nell’averla vista vincere. Tutto.

Carlo Galati

Marcell Jacobs, il mio 2021 in 100 metri

Ci siamo consumati i polpastrelli a scriverlo, le cornee a leggerlo: sappiamo quanto il 2021 sia stato foriero di successi per lo sport italiano. Non staremo qui a ricordare tutto o a rivangare quello che potremmo già chiamare passato. Con lo sguardo ormai già nel 2022 ma con il cuore ancora saldamente ancora al sogno dell’anno che sta per finire, c’è un momento, tra i tanti, che mi ha fatto quasi scoppiare il cuore e bloccare il respiro: apnea sostanziale di quasi dieci secondi.

I 100 metri di Marcell Jacobs in quella fantastica notte giapponese, primissimo pomeriggio italiano sono quella sensazione di impossibile che diventa concreto che mai avrei pensato di vivere. Quegli istanti, quella gara. Oro. E poi l’abbraccio con Tamberi anche lui glorificato della gloria olimpica solo qualche minuto prima, nel salto in alto. Non è un caso che la bibbia dell’atletica mondiale, ‘Track and Field News‘, li abbia incoronati, insieme ad un altro campione olimpico azzurro, Massimo Stano, atleti dell’anno nelle loro rispettive discipline.

In buona sostanza l’anno d’oro e per certi versi irripetibile, dello sport italiano ha lasciato un segno indelebili in chi le ha compiute quelle imprese e in chi le ha vissute, scritte e raccontate. In me resterà vivo il ricordo in eterno, di un ragazzone che correva veloce in un caldo pomeriggio d’agosto, così veloce da sentire il dolce sollievo di un refolo di vento figlio del suo incedere maestoso e regale. Fino all’oro.

Carlo Galati