Le ragazze del rugby azzurro e un sogno da raggiungere

C’è una storia che merita di essere raccontata, una storia tutta italiana, di ragazze mai dome che, al mondiale in corso dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, stanno tracciando una strada storica per il rugby italiano. Battendo un Giappone mai domo, per 21-8 si qualificano ai quarti di finale per la prima volta nella loro storia.

Si tratta di un traguardo storico quello del passaggio ai quarti di finale per le azzurre che quindi si uniscono ai padroni di casa e campioni in carica neozelandesi insieme a Canada, Inghilterra, Francia e Australia per il posto tra gli ultimi otto della competizione. Un risultato figlio del lavoro corale durato anni e che ha portato le ragazze di coach Andrea Di Giandomenico, tra le formazioni più forti al mondo.

Un successo per il rugby azzurro, per tutto il suo movimento che deve andare oltre le sconfitte al sei nazioni maschile e che ha in queste ragazze e nell’Under 20 due formazioni temibili e rispettate da tutti. Sabato prossimo, alle 5.45 italiane, ci sarà la Francia, battuta un mese fa nell’ultimo test prima del Mondiale, a Biella. Sarà una battaglia ma, sognare si può anzi, si deve. Forza ragazze!

Carlo Galati

Benzema, l’oro del calcio mondiale

L’ultimo francese a vincere il Pallone d’oro era stato Zinedine Zidane, nel 1998, al termine di una stagione che lo vide campione del mondo con la sua nazionale nel mondiale di casa. Il massimo della grandeur. Dopo 24 anni sono proprio le mani di Zizou a segnare il passo, consegnando a Karim Benzema quel testimone tanto meritato quanto atteso.

E lo ha fatto vincendo la quinta Champions da leader maximo dei blancos in incredibili rimonte. A cominciare da quella che ribaltò il Psg, grande favorito, messo alla porta agli ottavi nonostante il tridente delle meraviglie, a prima vista, composto da Messi, Neymar e Mbappé. Al Real invece è bastato un Benzema al picco della sua carriera, elegante e spietato che ha concluso la stagione da capocannoniere di Liga e pure di Champions, dove ha affondato Chelsea, City e in finale il Liverpool.

Una stagione da ricordare, un pallone d’oro che rompe equilibri stantii e che regala una nuova prospettiva ad un premio che era stato giustamente o meno, egemonizzato dai soliti noti. Karim ha battuto anche loro, in rimonta, come la sua annata, arrivando anche stavolta a quella vittoria tanto desiderata.

Carlo Galati

Filippo in…Ganna il tempo

Il record dell’ora prima, il record del mondo poi. Nel giro di una settimana; roba da marziani del ciclismo o comunque da chi vuole rivedere le logiche della fisica applicata allo sport. Insomma, comunque la si veda parliamo di imprese su imprese, il resto è racconto che scivola via veloce, bucando l’aria e mettendo il punto esclamativo su una sette giorni che Filippo Ganna ricorderà per tutta la vita. Il tutto con l’atteggiamento di chi rende semplice anche quello che apparentemente sembra impossibile.

E dire che l’azzurro non avrebbe voluto scendere in pista. Sentiva il peso della lunga stagione e dell’immenso lavoro che lo ha portato fino a tutto questo. Ma i compagni di questo fantastico gruppo azzurro che assomiglia sempre di più alla sua seconda famiglia, il c.t. Marco Villa e Giovanni Lombardi (più amico che agente) lo hanno pungolato e convinto a tornare in sella. Chi ti pedala accanto conosce il tuo valore. E meno male che Filippo ha accettato l’ennesima scommessa trasformandola in oro prima e in record (l’ennesimo) poi. Come in occasione del record dell’Ora, ha aumentato con gradualità fino all’esplosione dell’ultimo chilometro o dell’ultimo minuto volato a velocità mai viste nell’inseguimento chiudendo con il nuovo record del mondo dei 4 chilometri in 3’59”636 ad oltre 60 di media oraria. 

Non è un dettaglio dire che tutto ciò è stato possibile nella pista che ospiterà le olimpiadi di Parigi tra due anni; in quell’occasione Ganna e tutto il team Italia sarà chiamato a difendere l’alloro olimpico di Tokyo, una missione non semplice ma che comunque ha una strada già tracciata, traversando il tempo con una bicicletta. La scia è tinta d’azzurro.

Carlo Galati

La F1 sempre più Circus, sempre meno credibile

Max Verstappen è stato il pilota più forte del mondiale di Formula 1, ha meritato, da pilota, di rivincere quello che aveva già vinto lo scorso anno. E fin qui tutto ok…o meglio, quasi ok. Perché l’olandese ha vinto, anzi stravinto guidando anche l’auto migliore, ma siamo sicuri sia davvero così? Gli sviluppi sulla RB13 rientrano all’interno del budget cap? E poi, come non definire “ridicola e inaccettabile” (Binotto dixit) la decisione della FIA di declassare Leclerc dopo l’arrivo in Giappone dando così aritmeticamente la vittoria a Verstappen?

Interrogativi aperti che troveranno in parte una risposta nei prossimi giorni quando verrà discusso il tema dello sforamento di budget della casa austro/francese, ma intanto? Intanto abbiamo un bicampione del mondo che, nonostante l’indubbio valore, nonostante sia stato il più forte, ha conquistato il titolo tra mille dubbi e domande. Che non meritava.

Eppure questo circus della Formula 1 è sempre più simile alla radice pura del termine, che trasforma il tutto in un grande carrozzone, dove la serietà si mette da parte e dove si spera, come nel circo vero, non siano i parrucconi a comandare.

Carlo Galati

Il volo dell’Ora

Meravigliosamente Filippo Ganna. Nella giornata in cui il ciclismo italiano saluta un suo eroe, Vincenzo Nibali, ecco spuntare dal nulla quel raggio di luce che illumina la storia del ciclismo e dello sport. Il 26enne piemontese del Team Ineos è il nuovo primatista mondiale sull’Ora dopo aver percorso 56,792 km.

Pippo nei 60 minuti in pista al velodromo di Grenchen ha fatto qualcosa di impressionante. Il record dell’Ora era detenuto da Dan Bigham, l’ingegnere e cronoman britannico di Ineos che proprio a Grenchen lo scorso 19 agosto era arrivato fino a 55,548, migliorando il 55,089 del belga Campenaerts che resisteva dal 2019. ma Ganna è andato ben oltre.

Mai un calo, mai un rallentamento. Così il suo vantaggio sui 56,375 di Chris Boardman è andato ad aumentare giro dopo giro fino a un risultato finale che resterà a lungo negli annali. E resterà a lungo il sorriso di Top Ganna che oltre a riscrivere gli annali sta riscrivendo anche le leggi della fisica, spostando una pedalata dopo l’altra, ogni limite umano.

Carlo Galati

Nibali, l’uomo che ha dato colore al nostro ciclismo

Vincenzo Nibali è stata passione, pura passione. Il motivo per rinunciare al pomeriggio al mare nelle calde giornate di inizio estate o in quelle di tarda primavera preferendo il ciclismo a tutto il resto; gli altri guardavano e non capivano. Noi gioivamo.

Lo squalo siciliano è stato quel motivo che ti portava a cercare sempre la sua sagoma nel gruppo sperando in un attacco, in salita o in discesa. Vincenzo ha sempre saputo dove e quando era possibile provare a scompaginare i piani degli squadroni che ha dovuto sfidare. A pinna alta, da solo, li ha battuti anche, facendoci impazzire.

È stato un campione, senza rischiare di abusare di una parola troppe volte violentata. I numeri raccontano di una carriera lunga e vincente, vittorie pesanti che comprendono anche la Tripla Corona, ossia far parte dell’esclusivo club dei magnifici 7 che hanno conquistato almeno un’edizione di tutti e tre i Grandi Giri. Quarto nell’ultimo Giro a 38 anni, arrivando quarto, non lascia eredi nelle corse a tappe. Solo tanta nostalgia nell’aver visto uno dei più grandi di sempre dedicandogli, nel suo ultimo canto al Lombardia, un infinito e sentito grazie.

Carlo Galati

Pallavolo, dominio italiano

Come la nazionale di Fefè De Giorgi. Come i loro fratelli maggiori anche la nazionale di pallavolo maschile Under 20 ha battuto la Polonia 3-2 al tie break la Polonia e si aggiudica il titolo europeo di categoria, trascinata dalle schiacciate di Alessandro Bovolenta – classe 2004 e figlio del compianto Vigor – dai voli in ricezione/difesa di Gabriele Laurenzano e dalle bordate di Luca Porro dai nove metri. Gli Azzurrini, allenati da Matteo Battocchio, coronano così un 2022 da favola per le Nazionali. A livello under, tra uomini e donne, negli ultimi tre mesi l’Italia ha vinto infatti sei titoli europei: tutti quelli che erano stati messi in palio. En plein.

Se a questi successi si aggiungono quelli centrati dall’Italvolley maschile e dall’Italvolley femminile negli Europei 2021 (senior), l’Italia è attualmente detentrice di 8 titoli europei sui 10 che la CEV (Confédération Européenne de Volleyball) riconosce a oggi.

Tutto ciò a conferma di un movimento che fa letteralmente scuola, non soltanto perché ha la possibilità di pescare da un bacino di utenza incredibile: il lavoro della FIPAV, anche e soprattutto a livello giovanile, dovrebbe essere preso quale esempio da tantissimi altri organismi chiamati a gestire sport di squadra diversi. Ma questo è un altro discorso…

Carlo Galati

Abbiamo tutti pianto con Roger, per Roger

È stato bellissimo. Difficile ricordare un momento di tale intensità nell’addio di un atleta, di un campione assoluto. Roger Federer è l’emblema della simpatia; e non solo per il suo volto rassicurante o per i suoi modi di fare e di essere se stesso: lo è nel concetto greco di sympatheia, condivisione di emozioni, di patimento condiviso.

Ed è stato così anche nel suo ultimo match, in coppia con la sua nemesi Rafa. Al servizio con match point, sempre a Londra, sempre ad un passo. Come quella volta. E non importa nulla se poi a vincere siano stati due baldanzosi e cafoncelli ragazzotti americani. Questa volta la partita era solo un pretesto, la creazione di una serie di emozioni che dovevano portare a quel momento, il momento in cui abbiamo tutti pianto insieme a lui. Da Nadal a Tsitsipas, da Mirka ai gemelli e alle gemelle, dal primo degli spettatori alla 02 Arena all’ultimo di quelli davanti un televisore.

Ed è stato proprio con Mirka, nell’abbraccio dell’amore di una vita, che ha potuto congedarsi, uscendo di scena come solo i più grandi sanno fare, facendoci vivere le sue stesse emozioni, condividendo con tutti noi la tristezza di un addio e la gioia di averlo vissuto e amato. A te Roger, il re simpatico: grazie.

Carlo Galati

Le Farfalle e Sofia, tesOri azzurri

La farfalla non nasce bella nella sua natura: è un bruco, non particolarmente accattivante che ad un certo punto decide di trasformarsi, aprire le proprie ali, meravigliose, sprigionando bellezza e regalando sprazzi di pura gioia a chi le ammira. Le farfalle azzurre della ginnastica lo hanno fatto di nuovo.

Campionesse mondiali, laureatesi nella prova a squadre nei 5 cerchi con 34.950 punti davanti a Israele (34.050) e Spagna (33.800). Prosegue così la marcia trionfale degli Azzurri ai Mondiali bulgari, dominati da Sofia Raffaeli con quattro ori e un bronzo. L’Italia ha concluso il medagliere al primo posto con 9 medaglie, 6 d’oro, una d’argento e due di bronzo.

Ed è l’alba di una disciplina che ha regalato allo sport italiano sempre grandi soddisfazioni e che sembra aver trovato nelle Farfalle e in Sofia Raffaeli delle nuove eroine con l’obiettivo non tanto nascosto di cinque meravigliosi cerchi…e no, non parliamo degli attrezzi.

Carlo Galati

Per sempre Roger Federer

Lo sapevamo, lo sapevamo tutti, lui in primis: questo momento sarebbe arrivato, prima o poi, il momento in cui Roger Federer avrebbe scritto di suo pugno, la parola fine al più bel romanzo sportivo che sia mai stato scritto. Nessuno ha incarnato il tennis come lui, perfetta crasi tra il senso del gioco e la bellezza del gesto, che vivevano in simbiosi nei suoi gesti perfetti, nelle sue movenze eleganti e nello sguardo di chi sapeva come farsi amare.

È stato un viaggio bellissimo che ci ha accompagnato per 20 lunghi anni, nel quale, al netto delle delusioni, non possono esserci rimpianti perché sentimento troppo terreno per essere affiancato a chi ha elevato e portato il tennis, ma forse tutto lo sport, su un altro livello. Non possono esserci rimpianti per le ore passate davanti alla tv o in giro per i campi a seguirne le gesta; è stato il motivo per cui è valsa la pena svegliarsi nel cuore della notte sacrificando ore di sonno e tempo per fare altro. Ogni minuto speso per Federer è per tutti un minuto da consegnare al cassetto dei ricordi più cari.

Ci mancherà tutto di lui, ma quello che ci mancherà di più è la magia disincantata che ci faceva battere il cuore. Ci sarà un prima e un dopo Federer per i tanti che l’hanno amato e per quel mondo del tennis che da oggi sicuramente sarà più povero. Noi invece saremo più ricchi perché potremmo per sempre dire di aver vissuto l’epopea di Roger Federer, il Re.

Carlo Galati