Il rugby rosa che domina

Forse sembrerà strano al grande pubblico, a chi non conosce a fondo questo sport e le sue dinamiche eppure esiste un rugby azzurro vincente, che non ha paura, dominante tecnicamente e fisicamente. Un rugby che non si arrocca dietro scuse e giustificazioni, che non ha pagato un (non) lavoro tecnico all’altezza. È la nazionale di rugby femminile, capace di compiere l’impresa di andare a vincere a Glasgow 41-20.

Avete letto bene il punteggio: quarantuno punti. Se pensiamo che i più titolati e mediatica mente più esposti colleghi uomini di punti nello scorso Sei Nazioni, na hanno marcati 55…beh fate un po’ voi.

Un’Italia champagne quella vista in Scozia. Addirittura sette le mete segnate dalla nazionale italiana che domina in lungo e in largo la partita, gestendola per tutti gli ottanta minuti di gioco. Partita di grande qualità soprattutto di Capitan Furlan e Ostuni Minuzzi. Settimana prossima a Parma, sfida all’Irlanda per il terzo posto nel torneo.

Ecco, quando si parla di estromissione dell’Italia dal Sei Nazioni o amenità del genere, bisognerebbe sempre ricordarsi che il torneo non si limita esclusivamente alla sua versione maschile, ma che ha nell’espressione femminile e nell’U20, altre due facce della medaglia che sorridono all’Italia. In buona sostanza, bisognerebbe parlare con cognizione di causa perché sarebbe insensato, nonché fortemente ingiusti nei confronti di queste ragazze che tengono alto il valore del nostro rugby. Con buona pace dei commentatori di passaggio bravi a pontificare e ahinoi prestati alla palla ovale solo per qualche weekend. Avanti ragazze.

Carlo Galati

I fiori di Scozia

Per comprendere la portata dell’evento forse bisognerebbe partire dalla simbologia che vi sta dietro. Piccoli gesti che rendono sempre una partita non comune quella tra Inghilterra e Scozia. Nella maglia dei bianchi di sua maestà, il logo storico della rosa; nei numeri di maglia degli scozzesi i nomi dei quindici giocatori che, nel 1871, sfidarono proprio i Bianchi al Raeburn Place di Edimburgo nel primo test match internazionale della storia del rugby. Giusto per dare l’idea.

La Storia questa Scozia l’ha riscritta, questa volta a Twickenham, in uno dei templi laici della palla ovale, battendo dopo 38 anni gli inglesi a domicilio: 6-11 il risultato finale. Potremmo richiamare molte metafore, la maggior parte delle quali andrebbero a scomodare William Wallace, identificando una certa grinta e cuore, unito al sano odio verso gli inglesi. Ma non sarebbe corretto; non stavolta. La vittoria scozzese non è solo figlia dell’attitudine al combattimento e a sovrastare l’avversario. Certo, è elemento fondamentale, come sempre; ma questa volta la Scozia ha messo anche altro. Intelligenza rugbystica, gioco al piede usato con la giusta misura, nello spostare il gioco. Mischia solida (Made in Cutitta), tre quarti ficcanti, avanzamento e possesso sicuro. Non solo guerriglia rugby, ma anche tanta qualità.

Il resto è festa. È giusto riconoscimento ad un lavoro che ha dato dei frutti dolcissimi e una Calcutta Cup nella quale rimbomba l’eco delle cornamuse di Edimburgo e i fiori di Scozia fioriscono, nonostante l’inverno.

https://youtu.be/lcGAoADc94I

Carlo Galati