Cartoline da Parigi: il dolore di Uta Abe, l’emblema dello sport

Lo sport è tante cose che a raccontarle tutte insieme si rischia di provocare un black-out di emozioni e probabilmente anche di parole. Le Olimpiadi sono speciali anche e soprattutto per questo, perché sanno racchiudere nella loro interezza tutto ciò che è possibile vivere, provare e raccontare; sono lo sport e come tale lo rappresentano interamente. Di dolore è sempre difficile parlare e scrivere. Si parla di delusione, di amarezza, di mancato conseguimento di un risultato ma mai di dolore, nella sua forma più intima. Questo perché appunto si entra nella sfera più privata di una persona che magari non vuole manifestare quel dolore, nascondendosi dietro la maschera del disappunto, oppure, è troppo forte da non poterlo ignorare.

Uta Abe, jodoka giapponese, ha mostrato al mondo cosa vuol dire soffrire per lo sport, sentirsi morire, oltre il mero risultato sportivo. Ha urlato al cielo dopo una sconfitta, squarciando il velo di pure che nasconde il dolore. Ha perso Uta, agli ottatvi di finale della sua seconda Olimpiade, quella di Parigi, dopo aver conseguito l’oro nella categoria 52 kg proprio a Tokyo tre anni fa. E’ considerata in patria una sorta di idolo, una guida per uno sport, il judo, che non è solo quello in Giappone. È il riassunto delle tradizioni nipponiche, l’esaltazione della forza mentale che si fonde con quella fisica, applicando sul tatami concetti altresì astratti. È una specie di religione. E qualcosa di più di uno sport olimpico.

Ecco perché la sua delusione, il suo urlo dopo esser stata eliminata agli ottavi di finale non è solo un urlo di paura, terrore e delusione. È urlo di quel dolore che l’ha avvolta, straziata com’era nel non esser riuscita a ripetersi, consapevole di aver mancato quell’appuntamento che tutti le chiedevano, quella medagli che tutti si aspettavano. Troppo forte il dolore, troppo grande il senso di inadeguatezza: questo l’ha buttata a terra, non dandole più la possibilità di rialzarsi, trascinata via dal suo allenatore. Ecco cos’è lo sport. È anche questo: dolore.

Carlo Galati @thecharlesgram

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