Cartoline da Parigi: Benedetta gioia, benedette lacrime

Partecipare ad un’Olimpiade è il sogno di ogni sportivo. Lo abbiamo sempre sostenuto e lo ribadiamo, avendo la fortuna di viverne per la prima volta lo spirito sul posto,: non esiste nulla di più grande. Potremmo avventurarci spostando i termini di paragone verso altri lidi, ma restiamo aggrappati saldamente a quello sportivo. Questo è l’assunto, poi ci sono i fatti.

I fatti, nello specifico, raccontato l’avventura di una ragazza, Benedetta Pilato, anni 19 di professione nuotatrice, specializzazione: rana. Questa ragazza, già campionessa mondiale e campionessa europea, ha perso il bronzo per un centesimo nella finale di specialità a Parigi. Nonostante quella che potrebbe essere considerata una delusione, per lei è stato “il giorno più bello della mia vita” piangendo in diretta su Rai 2. Una maturità e una serenità da applausi, dichiarazioni che sono da insegnamento. Pur in quella che potrebbe essere considerata una sconfitta, c’è invece la gioia di essere arrivata quarta ad un’Olimpiade, la gara per definizione, quella che accoglie i più bravi. 

Eppure per la Rai e per i suoi commentatori, a bordo piscina e in studio a Casa Italia, non è così. Prima Elisabetta Caporale e poi Elisa Di Francisca hanno attaccato la giovane nuotatrice: “Non ci ho capito niente, non so se ci fa o ci è. Dovreste fare un’altra intervista per capire cosa voleva dire, con i sottotitoli. Sinceramente non l’ho capita. C’è rimasta male, obiettivamente male. Non è possibile. È assurdo, è surreale questa intervista”.

No cara Elisa, no cara Elisabetta, ad essere assurde sono le vostre reazioni, le vostre parole: un quarto posto è il risultato di anni di allenamenti, sacrifici e dedizione. La sua felicità, nonostante la mancata medaglia, ricorsa a tutti che sono le sconfitte più amare a renderci più forti e a farci apprezzare ancora di più i nostri successi. È il duro lavoro a rendere tutto più bello, a darci la possibilità di apprezzare il risultato; il valore di una prestazione non si misura solo in base alle medaglie ma è il risultato di un percorso. Ecco cos’è lo spirito olimpico, giusto ricordalo. Rai compresa. 

Carlo Galati @thecharlesgram

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