Cartoline da Parigi, ingiustizia non compensa ingiustizia

Esiste un modo corretto di protestare per un’ingiustizia subita? Qual è il limite per far sentire la propria voce, il proprio disappunto? Sono domande che rasentano la retorica ma che comunque vanno poste, soprattutto quando in ballo c’è la propria credibilità e soprattutto la difesa di un concetto chiaro: bisogna dare voce al dissenso. In ogni campo, anche in quello sportivo. Quello che è successo al Settebello, durante le Olimpiadi di Parigi, nello specifico nella gara di quarti di finale con l’Ungheria, è sotto gli occhi di tutti. La decisione che ha portato all’espulsione di Condemi, per condotta violenta, dopo un tiro vincente che avrebbe portato il risultato in parità l’incontro, è una decisione inspiegabile e pericolosa perché mette in discussione l’essenza stessa dello sport e della pallanuoto. Per questo l’Italia ha protestato subito dopo il match perso, ha inoltrato formale ricorso alla federazione internazionale prima e al Tas poi. Risultato? “Avete ragione, la squalifica al giocatore non è corretta ma il risultato non cambia”. Insomma, non si rigioca. Ingiustizia è fatta.

Poi però ci va un altro concetto che è quello dell’accettazione del risultato sportivo, nonostante tutto. Fa parte del gioco e fa parte della vita; non esiste un mondo (sempre) giusto, non esistono decisioni che non ci lasciano a bocca aperta, eppure è così. La forma di protesta che invece ha messo in campo, o per meglio dire a bordo piscina, la formazione guidata da Alessandro Campagna è l’altra faccia della medaglia di una decisione sbagliata: una reazione ancor più sbagliata. Le spalle alla bandiera durane l’inno (non solo alla giuria), far finta di giocare per quattro minuti con un avversario per il quinto posto, la Spagna, disattendere le aspettative del pubblico pagante (e anche tanto) che vuole vedere un match è un errore. Non si difendono così i valori dello sport, non è questo il modo di far valere le proprie ragioni. Ingiustizia non batte mai ingiustizia. È la base della vita, è la base dello sport. 

Carlo Galati @thecharlesgram

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