Italrugby, la Francia ci riporta sulla Terra

Doveva essere la conferma, è stata una lezione. L’Italia del rugby, reduce dall’entusiasmo per la vittoria contro il Galles, si è schiantata contro un muro chiamato Francia. Un 24-73 che non ammette repliche, un divario che brucia e che riporta alla mente la disfatta di Lione al Mondiale 2023, quando i Bleus ci umiliarono con un impietoso 60-7. Un déjà-vu che fa male, perché racconta di un’Italia che non riesce a fare quel salto definitivo.

All’Olimpico l’illusione è durata giusto il tempo di una meta di Menoncello, bravo a sfruttare una sbavatura francese: sembrava l’inizio giusto, poi è arrivato lo tsunami francese. Antoine Dupont ha orchestrato un rugby sublime, fatto di ritmo, letture perfette e tecnica sopraffina. Ogni suo tocco ha mandato in crisi la difesa azzurra, aprendo varchi che Leo Barré e Damian Penaud hanno sfruttato con facilità imbarazzante.

Undici mete. Undici affondi chirurgici che hanno demolito qualsiasi resistenza italiana. Ogni possesso francese si trasformava in un’opportunità, ogni attacco aveva una precisione letale. La Francia ha mostrato tutto il suo splendore: una squadra fisica, veloce, capace di eseguire schemi con una pulizia che sfiora la perfezione. Un rugby che incanta, esaltato da un fuoriclasse come Dupont, un giocatore che sa essere leader con una naturalezza impressionante.

Eppure, solo due settimane fa, l’Italia esultava per la vittoria con il Galles. Sembrava un segnale di crescita, la dimostrazione che qualcosa si stava muovendo. La squadra di Quesada aveva mostrato carattere e qualità, facendo pensare che fosse arrivato quel momento. Ma la Francia ha spento l’entusiasmo, ricordando a tutti quanto sia ancora profondo il gap con l’eccellenza. È la stessa lezione di Lione: quando il livello si alza, l’Italia non regge.

Ora serve capire: è una giornata storta o c’è dell’altro? L’Italia ha talento, ha giovani interessanti, ma non basta. Per reggere l’urto delle migliori servono continuità, mentalità e una capacità di resistere sotto pressione che ancora manca. Perché le favole nel Sei Nazioni durano poco, e la realtà, quando arriva, sa essere brutale.

X: @carlogalati

Questa voce è stata pubblicata in Rugby. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento