L’alba olimpica è azzurra: Franzoni e Paris inaugurano il medagliere italiano

L’Italia del ghiaccio e della velocità si prende subito la scena a Milano-Cortina 2026. La discesa della Stelvio, pista iconica e spietata, regala agli azzurri un doppio colpo che vale più del metallo: l’argento di Giovanni Franzoni e il bronzo di Dominik Paris sono la fotografia di due generazioni che si incontrano nel punto più alto, quello olimpico.

Il risultato racconta molto più di una gara. Da una parte Franzoni, 24 anni, talento in piena esplosione, capace di stare in scia agli svizzeri per tre chilometri e mezzo e di giocarsi tutto sul filo dei centesimi. Dall’altra Paris, 36 anni, veterano della velocità, che sulla “sua” Stelvio trova finalmente la medaglia olimpica che mancava a una carriera già scolpita nella storia. Non un passaggio di consegne, ma una convivenza: esperienza e freschezza che si sostengono a vicenda.

La gara è feroce. Franjo Von Allmen scende senza paura, sfiora i 150 all’ora e si prende l’oro con l’autorità di chi sta costruendo una dinastia svizzera nella velocità. Dietro di lui però c’è l’Italia, compatta. Franzoni attacca, sbaglia qualcosa sulla Carcentina ma resta lì, vicino al limite. Paris gestisce, conosce ogni curva, accende nel finale e difende un podio che sa di rivincita.

Le loro parole spiegano meglio di qualsiasi cronometro. Franzoni quasi si stupisce: «Wow, che roba… al cancelletto avevo le gambe dure, pensavo fosse impossibile battere gli svizzeri». Paris invece parla da leader: «Ci ho provato tante volte, sapevo di poter fare quello che volevo su questo tracciato. Giovanni? È in forma e lo ha dimostrato sotto pressione».

È qui che sta il senso di questo doppio podio. Non solo due medaglie, ma un’identità. L’Italia dello sci veloce non vive di fiammate, vive di continuità, di atleti che crescono accanto a chi ha già vinto. Franzoni rappresenta il futuro immediato, Paris la memoria tecnica di una disciplina che non perdona.

La Stelvio, ancora una volta, diventa casa. E l’Italia, appena iniziati i Giochi, manda un messaggio chiarissimo: la velocità azzurra non è un ricordo, è una presenza. Oggi, più che mai.

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