
Inizia come meglio non poteva l’Italrugby nel Sei Nazioni 2026: 18-15 alla Scozia all’Olimpico, al termine di una partita sporca, combattuta, profondamente vera. Pioggia, contatti, gestione del territorio e una difesa che negli ultimi minuti diventa il simbolo di una squadra cresciuta. L’Italia di Quesada risponde presente proprio nel rugby più duro, quello delle scelte e della disciplina. «Ogni minuto in cui abbiamo funzionato come squadra mi è piaciuto», dirà il ct a fine gara.
L’avvio è tutto azzurro: pressione, ritmo e due mete nei primi minuti con Lynagh e Menoncello, Garbisi preciso dalla piazzola a costruire il margine. La Scozia resta agganciata, accorcia prima dell’intervallo e nella ripresa trova il contesto ideale, con il campo pesante che spezza il gioco e trasforma la partita in una battaglia di nervi. Un piazzato per parte, un giallo agli ospiti, poi la meta nel finale che riporta tutto in equilibrio.
Ed è lì che l’Italia costruisce la sua vittoria. Negli ultimi minuti la Scozia attacca per oltre trenta fasi, ma la linea azzurra non si spezza mai. Ordine, sacrificio, comunicazione continua: la partita si decide in quella resistenza collettiva che vale più di qualsiasi giocata.
Capitan Michele Lamaro fotografa il senso del successo: «Abbiamo vinto con la precisione. Era fondamentale andare avanti quando il campo era asciutto, poi con la pioggia sapevamo sarebbe stato molto più difficile segnare. Volevamo travolgerli con il nostro gioco e ci siamo riusciti». E ancora: «Quando si vince non bisogna sbilanciarsi troppo. L’Irlanda si sta preparando a una sfida durissima e se non ci faremo trovare pronti a Dublino rischia di essere un pomeriggio lunghissimo».
È una vittoria che pesa anche per ciò che rappresenta. Lamaro, Garbisi e Brex festeggiano le 50 presenze, Ferrari arriva a 70 caps con una prestazione da leader. L’Italia non si limita a vincere: dimostra di saper soffrire, di sapersi adattare, di poter competere quando il piano gara si sporca.
Sabato a Dublino ci sarà l’Irlanda, e la montagna sembra altissima. Ma partite così cambiano la percezione, prima ancora della classifica. L’Italrugby ha trovato una base solida da cui ripartire. E, soprattutto, la consapevolezza di poter restare dentro le partite vere fino all’ultimo respiro.