
C’è un modo elegante e poco chiassoso di stare tra i grandi. È il modo che questa 4×100 stile libero maschile ha scelto da tempo, da quando nel 2021 ha iniziato a salire sistematicamente su ogni podio che conta. Anche oggi, nella piscina olimpica di Singapore, tra l’umidità che appanna gli occhiali e le luci che rimbalzano sull’acqua come se stessero fotografando ogni bracciata, gli azzurri ci sono. Presenti, lucidi, precisi. Non per caso.
D’Ambrosio, Ceccon, Zazzeri e Frigo nuotano in 3’09”58, nuovo record italiano, e salgono sul secondo gradino del podio dietro a un’Australia formidabile, capace di fermare il cronometro sul 3’08”94. Ma a fare notizia, forse più del metallo dell’argento, è chi c’è dietro: gli Stati Uniti, battuti. Un piccolo terremoto nella geografia storica del nuoto.
Questa volta non c’è bisogno di miracoli. Serve solo la conferma di una certezza: questa Italia delle staffette sa stare lì, con le spalle dritte e le virate giuste, a giocarsela sempre. Lo ha fatto a Tokyo, lo ha rifatto a Fukuoka, e ora anche a Singapore. Non è una notte da copertina, è una notte da collezione.
Di D’Ambrosio colpisce il sangue freddo da apripista, di Ceccon non si sa più cosa dire – classe e lucidità in egual misura. Zazzeri, che pare nato per la terza frazione, trova la sua solita progressione rabbiosa. E Frigo, che chiude, ha la calma dei finalizzatori veri, quelli che non si fanno prendere dalla frenesia ma guardano il tabellone solo quando è tutto finito.
Poi, ci sono anche le ragazze. Curtis, Menicucci, Tarantino e Morini: settimo posto, sì, ma con un record italiano da portare a casa (3’35”18). Terze fino alle ultime due vasche, si sono un po’ sfilacciate nel finale. Può succedere, quando si nuota contro l’Australia (oro), gli Stati Uniti (argento) e l’Olanda (bronzo). Ma il segnale è chiaro: anche loro ci sono, e il futuro è già in corsia.
Una sera buona, dunque. E non solo per le medaglie. Per come è arrivata, per come è stata costruita. Perché un argento, a volte, vale quanto un oro. Anzi, qualcosa di più.
Carlo Galati