
La vittoria di Carlos Alcaraz su Novak Djokovic a Wimbledon, nell’anno del Signore 2023, è uno dei momenti di svolta nella storia di questo sport. E tante volte, in tanti abusano di questo concetto, parlando di storia e affini, nel momento in cui, forse presi dall’eccessiva foga del momento, utilizzano a sproposito questo concetto. Stavolta no. Stavolta la storia è veramente stata scritta, come volte accade, sul centrale di Wimbledon. E questa storia segna il passaggio di testimone tra dominatori.
E’ un concetto piuttosto ampio che in molti si prenderanno la briga di approfondire nei prossimi giorni, nelle prossime settimane: quello che possiamo dirvi è che, la partita è stata di sicuro equilibrata, e come spesso accade, è girata su due/tre momenti importanti e definitivi. Il tie break del secondo set ad esempio. Tre errori di Djokovic di rovescio, uno schiaffo al volo sbagliato: un set pari, dopo il 6-1 iniziale del serbo preludio alla solita, vittoria. Ed invece, Alcaraz ha vinto dominando il serbo sui suoi terreni: che sono quello fisico e quello mentale. Lo ha battuto lì, con la sua forza e la sua dirompente atleticità, lo ha battuto nel braccio di ferro mentale, in quegli scambi infinitamente lunghi, solitamente approdo sicuro per il serbo, mare in tempesta in questo caso.
Una tempesta perfetta quella di Alcaraz che ha salvato il tennis dall’ennesimo atto di forza di Djokovic, il campione dei campioni capace, come scrivevamo ieri, di monopolizzare i sogni di generazioni di possibili campioni, mai sbocciati e soffocati dal dominio del serbo. La generazioni dei ventenni terribile era a rischio anche lei, sopraffatta com’era già stata qualche mese fa al Roland Garros o in semifinale qualche giorno fa a Wimbledon. Ecco perché questa vittoria è importante: perché ha permesso che le porte del tennis mondiale di aprissero nuovamente facendo entrare nuova aria nelle stanze dei trofei.
Ci congediamo così. Ringraziamo al solito i nostri 25 lettori chiedendo anche stavolta scusa se li abbiamo annoiati, confermando che non lo si è fatto di proposito. Ad maiora!
Carlo Galati @thecharlesgram