La marea nera travolge l’Italrugby

Può esserci qualcosa da salvare dopo un 96-17? La risposta è forse più complessa di quello che possa apparire ad una prima, forse superficiale analisi. Se si pensa, ad esempio, che l’Italrugby possa essere quella vista in campo con gli All Blacks, in una tiepida serata lionese di fine autunno, allora da salvare c’è poco o nulla. Perché certe sconfitte non si spiegano, non si analizzano con la giusta lucidità condizionati come si è da un risultato fin troppo rotondo per essere reale. Eppure è lì a marcare un divario netto tra chi ha disputato una partita e chi no, tra chi ha giocato, continuando ad avanzare e chi è stato travolto da una marea nera che poco ha di giocabile, per questa Italia.

Ecco che quindi ci si aggrappa al discorso del “troppo brutta per essere vera”, e in parte è così. Mai vista, nel recente passato, una squadra azzurra così in difficoltà sui punti di incontro, nei placcaggi, nelle piattaforme d’attacco, vero tallone d’Achille di questa serata amara, amarissima. Troppi errori in touche, dai quali sono scaturiti almeno 4 delle 14 (quattordici!) mete subite, troppo inferiore la mischia chiusa azzurra rispetta a quella neozelandese. Insomma tutto troppo brutto. La classica serata storta che però se ti capita contro una delle formazioni più forti al mondo, rischi di prendere la classica imbarcata dalla portata storica.

Gli azzurri sono riusciti a tenere la linea dei 100 punti subiti, senza voler rievocare altri tempi rugbystici quando, sempre con la Nuova Zelanda e sempre ad una coppa del mondo, nel 1999, di punti l’Italia ne aveva subiti 101, marcandone quella volta solo 3. Ecco se proprio si vuole trovare qualcosa a cui aggrapparsi si può parlare delle due mete azzurre, ad inizio e fine secondo tempo. Due belle mete, due belle azioni, che lasciano comunque tanto amaro in bocca ma perlomeno fanno intravedere un minimo bagliore intorno a tanto nero. Sarà bene che la squadra di Kieran Crowley dimentichi in fretta ciò che è stato per guardare a ciò che sarà: la Francia, venerdì prossimo a Lione con la speranza che la differenza non stia solo nel colore della marea, da nera a blu, ma anche nel voler affrontare a testa alta una squadra che punta a vincere il mondiale.

Carlo Galati

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