
Chi ha giocato a rugby, chi anche solo una volta ha disputato un match sa che uno dei dettami ripetuti alla nausea rimanda alla concezione del fare le cose semplici. Senza barocchismi inutili, senza fronzoli ma dritti al punto. O dritti alla meta. Fate voi, il concetto è quello.
Capita, nel rugby, che forse in maniera piuttosto anticonformista rispetto a quasi la totalità degli altri sport, la squadra più forte del mondo, la Nuova Zelanda, sia quella che forse applica al meglio questo principio. A farne le spese, ultima tra le tante, l’Argentina, che poco o nulla ha potuto contro lo strapotere della semplicità dei tutti neri, bloccando la strada ai sogni sudamericani battuti per 44-6 nella prima delle sue semifinali del mondiale. E lo ha fatto semplicemente giocando a rugby con principi facili: superiorità sui punti di incontro, gestione degli stessi, apertura palla fuori e metà. Less is more.
Ed è in questa semplicità che troviamo record, quasi come conferma della semplice straordinarietà, come quella di Will Jordan che segnando altre tre mete raggiunge a quota otto mete altre tre leggende di questo sport come Johan Lomu, Bryan Habana e Julian Savea. Less is more, once again. Ed è su questo solco che la Nuova Zelanda sta tracciando la strada verso la vittoria. Un solco profondo, di quelli segnati dalla storia.
Carlo Galati