Il tempismo sudafricano

Undici minuti. Tanti o pochi che siano, dipende dal punto di osservazione da cui si valuta anche il più oggettivo degli elementi, hanno riscritto il valore del tempo, perlomeno nel concetto che lo lega al rugby. Undici sono i minuti che separavano l’Inghilterra dalla sua quinta finale mondiale, la seconda consecutiva. Undici minuti che hanno riscritto la storia di un mondiale, in favore del Sud Africa.

I campioni in carica, la squadra che aveva già perso con la Francia prima e con l’Inghilterra poi, la squadra che invece si ritrova in finale dopo aver vinto di un punto sui transalpini e di un punto sugli inglesi. Roba da non crederci se non fosse reale. Reale (e regale), è stata la mischia africana capace di ribaltare un finale già scritto, una storia a cui mancava solo il punto finale. Invece no, il punto finale lo ha messo Pollard.

Come nel 1995, la finale sarà tra Nuova Zelanda e Sud Africa, emisfero sud a rappresentare l’elite del rugby mondiale. Quasi trent’anni fa, quella partita rappresentò un passaggio storico molto importante che segnò la storia di un continente e lanciò un segnale di fratellanza all’umanità intera. I tempi oggi sono bui come allora. Possa quel raggio di luce, attraversare la storia e regalare nuovamente sorrisi. Con il rugby come protagonista; non resta che goderne.

Carlo Galati

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