
Quarta volta campioni, come nessuno mai. Ripetendosi, come nel 2019, in Francia, come nel 2007, battendo in finale la Nuova Zelanda, come nel 1995. Se non credete alle coincidenze dovrete ricredervi, perché il Sud Africa nel solco di ciò che è stato ha scritto ciò che è: la squadra più forte al mondo.
Lo ha fatto per la quarta volta, dove mai nessuna altra squadra aveva osato spingersi, in una sorta di derby infinito con gli All Blacks per il predominio mondiale. Una partita vinta per 12-11 e aldilà del punteggio ha rappresentato il meglio del rugby mondiale, che non è solo dato dalle giocate spettacolari ma anche dalla concretezza, dalla forza fisica, dal saper ottimizzare quanto di buono si ha nel proprio DNA rugbystico, non snaturandosi mai. Ed è stato uno spettacolo, seppur con una sola meta durante tutta la partita, perché il rugby è anche questo. Impossibile vedere una partita con così tanta pressione e intensità difensiva.
Ed è proprio quando c’è da vincere queste partite che il Sud Africa rivendica il proprio status di corazzata. Non è mai facile trionfare, figurarsi ripetersi. E c’è un lungo filo rosso che lega queste due vittorie mondiali, un filo custodito dalla mediana, De Clerk/Pollard, oggi come ieri decisivi e a capo di una squadra che anche quando sembra sul punto di crollare, resiste e vince. Ancora e ancora una volta.
Carlo Galati