Mezzo spiedo alla francese


Stavolta non va bene, proprio per niente.
Stavolta la vittoria era nelle nostre mani, anzi nei piedi di Garbisi, in quei maledetti sessanta secondi nei quali gli dei del rugby decidono di prendersi gioco delle coronarie degli impavidi che, dopo tante partite in terra francese virtualmente finite dopo il primo tempo, resistono fino all’incredibile finale di Lille. Pareggiamo 13-13, con quel maledetto ovale che rotola giù dal sostegno a pochi secondi dalla fine del tempo a disposizione e costringe la nostra apertura a ricominciare da capo, concentrarsi e calciare in pochi secondi.
“Chi ha fatto palo”, avrebbe detto il mitico Ragionier Fantozzi.
Garbisi, proprio lui.
Quello delle lacrime di gioia di Cardiff.
Per una volta l’Italrugby, con Quesada in panca, esce dal campo infastidita da un risultato positivo, il primo coi transalpini a casa loro da quando calchiamo i campi del Sei Nazioni.
Stavolta l’avevamo vinta, pur fra mille attenuanti per la Nazionale numero 4 al mondo, non ultima l’espulsione di un suo uomo a fine primo tempo; ma da tempo non vedevamo una difesa così, tanta disciplina, applicazione e mentalità vincente.
Tommy Menoncello uomo della partita, e ci mancherebbe, con quell’aria da bulletto di periferia che scatta, placca, riparte, fa a sportellate con ogni fascio di muscoli gli si pari davanti.
Un pareggio, l’ovale sul palo a tempo scaduto, i francesi di Lille che scoprono il rugby in terre abituate, e si capisce dai fischi al calciatore, alla palla rotonda.
Istantanee da un pareggio in Francia, Sei Nazioni 2024, dopo la vittoria storica degli under 20.
Domani comprate l’Equipe e prenotate lo psicoterapeuta a un amico francese: noi saremo pure arrabbiati per una mancata vittoria, ma per loro è una tragedia nazionale.
Allos Enfants!

Paolo Di Caro

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