
Per un momento, chiudendo gli occhi all’Olimpico, la sensazione che si aveva era quella mista tra l’incredulità e il rivivere un momento preciso di 24 anni fa. Le sensazioni identiche, l’emozione senza fine che ti toglie il fiato. Quasi fino alle lacrime. Un salto indietro a quel pomeriggio di inizio febbraio del 2000, la prima partita dell’Italia al Sei Nazioni con la Scozia. La prima vittoria, oggi come allora.
Perché quella conquistata dall’Italia di Quesada, in un meteorologicamente indefinibile pomeriggio di Roma, è una nuova prima vittoria che rappresenta gioco forza un nuovo inizio della storia dell’Italia nel Sei Nazioni. Una storia finora fatta di delusioni, appuntamenti mancati e sconfitte. Tante, troppe, dolorose. E così sembrava andasse anche in questo 2024, partito con prospettive diverse, incanalato verso quel nuovo ciclo che sembrava aver subito un brutale stop su un palo, a Lille.
Ed invece siamo qui a gioire, 31 volte come i punti segnati oggi e con un margine di solo due a segnare la linea netta tra il trionfo e l’ennesima buona prestazione figlia del ci siamo quasi. No, il quasi toglietelo. L’Italia c’è, il rugby può tornare a sorridere anche grazie a dei giovani che con l’Under 20 stanno vincendo con una continuità inattesa. È arrivato quel momento: il momento di consegnare a qualcun altro quel maledetto cucchiaio di legno. Quest’anno non è affar nostro. Finalmente.
Carlo Galati @thecharlesgram