Il piccolo principe

Nessuno è profeta in patria. Vecchio adagio che arriva dalla notte dei tempi e che rappresenta un certo modo di non vedere quanto hai in casa per cercare i propri guru altrove. Ma per ogni adagio che si rispetti c’è sempre un contraltare, c’è quell’eccezione che conferma una regola più o meno scritta. Charles Leclerc è quella eccezione, Charles Leclerc, monegasco di nascita e di crescita, ha vinto il gran premio di casa e lo ha fatto alla sua maniera: dominando. È vero, il circuito cittadino del principato regala una gara che per la maggior parte dei casi è una gara particolarmente noiosa, con zero sorpassi e che tanto prende dalle qualificazioni del sabato. Così come si parte si arriva. Leclerc è partito primo, è arrivato primo.

Ma non è sempre così scontato, perché anche per arrivare primo a Monte-Carlo ci vuole la concentrazione massima in ogni singolo istante della gara. Lo sa bene il monegasco, tradito com’è stato in passato per ben due volte quando tutto sembrava ormai fatto. Ecco tornare nella sua mente quell’adagio: quel circuito sembrava stregato, anche per un predestinato come lui. Poi è accaduto quello che doveva accadere, quello che era scritto accadesse: già sarebbe difficile immaginare di avere un corridore monegasco in Formula 1, figurarsi uno che possa realmente vincere. Eppure è accaduto davvero, in un mare di lacrime: di Charles, che ha ricordato il padre, del principe Alberto che lo ha premiato. Anche i ricchi piangono e anche i principi si emozionano. Il suo urlo, nell’intimità dell’abitacolo ha ricordato quello di Ayrton Senna vincitore ad Interlagos dopo anni di vani tentativi: un paragone molto importante ma che dà la misura di quanto difficile sia essere profeti in patria. Anche se ti chiami Ayrton o Charles. 

Carlo Galati @thecharlesgram

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