
E fu così che in una notte di mezza estate il sogno divenne incubo. In realtà ci eravamo forse tutti un po’ illusi che il meraviglioso goldi Zaccagni con la Croazia, quando ormai la strada di casa era più che tracciata, fosse quella scintilla che potesse risollevare le sorti di una squadra che tale non è mai stata, aggrappata com’è stata a momenti estemporanei, a situazioni che ne hanno permesso la sopravvivenza quando in realtà era tutto già scritto chiaramente.
Non arrivi dunque inaspettata questa sconfitta ma soprattutto la prestazione di una Nazionale che è da annoverarsi tra le più scadenti che si siano mai presentate ad affrontare una competizione internazionale, più scadente probabilmente di quelle che sono riuscite nell’ardua impresa di non qualificarsi per due mondiali di fila. Una Nazionale senza anima, senza gioco, senza idee ma soprattutto, ed è questa la cosa più disperatamente vera, senza nessuna qualità. Ovviamente la responsabilità più grande, anche se non l’unica, è quella di Spalletti che, se è vero com’è vero, non aveva a disposizione chissà quale materiale umano col quale lavorare, non è riuscito a trasmettere a questi giocatori i sentimenti base: l’orgoglio, la voglia, la grinta. Non sono mai stati una squadra.
Non può dunque giungere inattesa questa dolorosa eliminazione che ci fa ripiombare nel grigio dei giorni più bui, legati alle sfortune della squadra azzurra, quella che dovrebbe essere di tutti ma che in realtà in pochi hanno veramente a cuore. Speriamo di sbagliarci: lo dimostri Gravina, dimettendosi, lo dimostri Spalletti rimettendo nelle mani del futuro presidente il proprio mandata. Non succederà. Tutti probabilmente resteranno dov’erano, lasciando questa delusione nel solco profondo di quelli che hanno provato a cambiare tutto per lasciare tutto com’è.
Carlo Galati @thecharlesgram