Cartoline da Parigi: Djokovic, l’oro del tennis

Mancava solo questa per completare la bacheca del più vincente giocatore di tennis della storia di questo sport. Mancava soltanto la medaglia d’oro olimpica per colmare un vuoto che, tra 24 Slam e una collezione infinita di 1000 e altri trofei, rappresentava l’anello mancante tra l’essere un campione assoluto e essere una leggenda, conquistando il Golden Slam. Con questa vittoria Novak Djokovic diventa leggenda. Una leggenda dello sport, del tennis e del proprio Paese, la Serbia, che aspettava solo questo per santificarlo laicamente come merita. 

Ha battuto Carlos Alcaraz con un doppio 7-6 in una partita cruenta, forsennata, al limite dell’esasperazione tennistica. Vissuta costantemente in apnea non soltanto da chi giocava, ma anche da chi ha assistito a questo che possiamo tranquillamente definire come uno spettacolo. Se volessimo paragonare questa partita a qualunque altro sport olimpico potremmo ritrovarne elementi di un incontro di boxe dove al posto dei diretti c’erano i dritti e al posto dei ganci, i rovesci. 

Per i pochi stolti che snobbano il torneo olimpico, perché definito “non interessante” come un 1000, abbiamo assistito ad una delle partite più belle della stagione, e mai abbiamo visto Alcaraz in lacrime dopo una sconfitta, mai Djokovic dopo una vittoria. Il pianto di entrambi è la trasfigurazione della sofferenza e della gioia di una Nazione intera, sia essa la Spagna, sia essa la Serbia. Ecco cosa sono le Olimpiadi, ecco cos’è lo spirito olimpico che pervade tutti (o dovrebbe…) anche i più famosi e ricchi tra i tennisti. 

Per Alcaraz è probabilmente la sconfitta più dura della sua carriera, per Djokovic probabilmente la più bella. Canta l’inno, Novak, avvolto dai colori della sua amata Serbia, capo di un popolo che rivede in lui resilienza de orgoglio. Djokovic ha vinto tutto quello che doveva e probabilmente non ha più nulla da chiedere ad un mondo che, al contrario, a lui deve tanto.

Carlo Galati @thecharlesgram

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