
Ah, la cronometro…! Specialità per palati fini, per gladiatori della solitudine, per chi ha gambe come pistoni e cuore che pulsa all’unisono con la macchina. Il duello tra Remco Evenepoel e Filippo Ganna, già vissuto in riva alla Senna durante le Olimpiadi, si è riproposto in un Mondiale di ciclismo tanto atteso quanto incandescente.
Evenepoel, belga dalle gambe tonanti, parte subito a tambur battente, nonostante qualche magagna meccanica. Non si scompone, mette subito il turbo e già al primo intertempo sventola il suo vessillo: sei secondi davanti a Ganna, che, pur pimpante e fresco dopo i problemi fisici degli Europei, si trova a inseguire. L’inglese Joshua Tarling, giovane di belle speranze, è già lontano, dodici secondi dietro.
La strada si fa impervia, e Ganna, mastodonte della bicicletta, sa come giocarsi le sue carte. Non molla un colpo, e sul secondo intertempo riduce il distacco, tenendo botta con nove secondi di ritardo. Evenepoel, però, ha la forza di chi non cede al ritmo degli altri, e guadagna ancora qualche secondo.
La discesa sembra il terreno ideale per la rimonta del verbanese, ma Remco ha gambe e testa, e la Locomotiva di Verbania non riesce a colmare il gap: al terzo intermedio, il belga è avanti di diciannove secondi. Edoardo Affini, l’altro nostro baluardo, si accoda in quarta posizione, appaiato all’australiano Jay Vine. Ma il destino non risparmia colpi di scena: Vine cade rovinosamente, lascia sangue e lacrime sull’asfalto, mentre Affini approfitta e guadagna un bronzo che pesa.
Evenepoel va a chiudere in trionfo: 53’01″98, una prova da campione consumato. Ganna, mastodontico, si ferma a sei secondi, e il sapore della medaglia d’argento è un misto di orgoglio e frustrazione. Affini, con una prova di grande costanza, sale sul terzo gradino del podio, aggiungendo un altro tassello alla sua stagione d’oro.
E così, il belga dagli occhi di ghiaccio conferma ancora una volta la sua legge: a cronometro, il re è lui.
Carlo Galati @thecharlesgram