
Non sono tanto i record e le statistiche questa volta a parlare e a descrivere cosa sia realmente successo. Quello lo sappiamo già: Jannik Sinner ha trionfato a Shanghai battendo in finale 7-6, 6-3 Novak Djokovic, in una finale molto tirata, soprattutto nel primo set, e scivolata verso un destino che è scritto nel risultato finale. Certo, non possiamo non parlare del terzo 1000 vinto quest’anno, della 65 esima vittoria in stagione, del fatto che abbia nella sua contabilità, più titoli vinti (7) che sconfitte in stagione (6) e ne potremmo scrivere almeno un’altra dozzina. Ma non è questo. O meglio, non solo questo.
La vittoria su Novak Djokovic ha un significato che dobbiamo analizzare e che va oltre i numeri. È da ricercare negli occhi del serbo, combattente nato, lo dice la sua storia, lo dicono le sue origini: una volée sbagliata nel tie-break decisivo (Wimbledon, Alcaraz: ricordate?), la testa china e lo sguardo di chi ha capito che c’è chi può batterlo con una continuità che neanche i suoi sfidanti storici hanno avuto. È vero ci troviamo di fronte nella coda della carriera di un giocatore unico, ma, vivaddio, resta sempre formalmente il numero tre del mondo, dietro proprio a Sinner ed Alcaraz. Eppure, nonostante questo, il suo atteggiamento e le sue parole dopo il match hanno detto questo: c’è chi è più forte di lui. E anche questa non è una cosa scontata. Anzi.
Nessuno ha sconfitto il serbo per tre volte consecutive: l’ultimo a riuscirci il signor Rafael Nadal nel 2013; roba da stropicciarsi gli occhi. Così come il fatto che sia con Medvedev che con lo stesso Djokovic sia passato in un anno, nella somma degli scontri diretti, dall’essere sotto 9-0 ad un sostanziale pareggio a 11. Ecco perché, questa sfida e quest’anno, proiettano Sinner definitivamente in un’altra dimensione, quella in cui diviene l’uomo da battere. La solidità di Jannik è inarrivabile, il muro invalicabile adesso è il suo, che non mostra nessuna crepa, nascondendo bene quelle dell’animo, per colpa di una situazione che tutti conosciamo. Ma anche in questo sta la grandezza del tennista e dell’uomo.
Carlo Galati @thecharlesgram