
Lo scontro tra Stati Uniti e WADA si intensifica. Washington ha deciso di bloccare un pagamento di 3,5 milioni di euro all’Agenzia Mondiale Antidoping, accendendo i riflettori su un conflitto che non riguarda solo il doping, ma anche equilibri geopolitici e tensioni economiche. Il casus belli è il controverso caso dei 23 nuotatori cinesi, risultati positivi alla trimetazidina, un farmaco vietato, ma autorizzati dalla WADA a competere ai Giochi di Tokyo 2021. Non solo hanno partecipato, ma hanno conquistato sei medaglie, scatenando la furia dell’USADA, l’agenzia antidoping statunitense, e della Casa Bianca. L’amministratore delegato dell’USADA, Travis Tygart, ha definito lo stop ai pagamenti come “l’unica scelta giusta per proteggere i diritti degli atleti, la responsabilità e la concorrenza leale”.
Una posizione netta che riflette il malumore americano verso una WADA considerata troppo indulgente, soprattutto nei confronti di nazioni come la Cina. Il timing di questa decisione non è casuale. Con Donald Trump pronto a tornare alla Casa Bianca, la politica estera americana si avvia verso un nuovo capitolo di tensione con Pechino. Dazi commerciali e restrizioni alle esportazioni sembrano solo l’inizio di una strategia più ampia che potrebbe includere anche il mondo sportivo. Trump, che già in passato si è scontrato con la NATO per una più equa distribuzione delle spese militari, sembra voler applicare la stessa logica alle relazioni sportive internazionali. Gli Stati Uniti, principali contributori al bilancio della WADA dal 2000, chiedono maggiore trasparenza e responsabilità. Non è la prima volta che gli USA sospendono i finanziamenti alla WADA. Durante la prima presidenza Trump, il Congresso approvò la Legge Rodchenkov, dal nome dell’informatore che rivelò il doping di Stato russo ai Giochi Invernali di Sochi 2014. In quell’occasione, i rapporti tra USADA e WADA vennero ricuciti, ma oggi lo scenario appare più complesso. Il nuovo fronte della “guerra fredda antidoping” si sposta verso la Cina. L’USADA accusa la WADA di aver accettato la tesi della contaminazione alimentare proposta dalla Chinada, l’agenzia antidoping cinese, senza sufficienti verifiche.
La situazione è così grave che l’FBI ha avviato un’indagine per valutare la gestione del caso. Lo stop ai pagamenti da parte degli Stati Uniti mette a rischio l’equilibrio delle relazioni tra la WADA e il Paese che ospiterà eventi chiave come il Mondiale di calcio 2026 e l’Olimpiade di Los Angeles 2028. La mancanza di collaborazione tra USA e WADA potrebbe avere ripercussioni a lungo termine sulla lotta al doping e sulle relazioni sportive internazionali. “Serve una riforma significativa della WADA per garantire che simili situazioni non si ripetano mai più”, ha dichiarato Tygart, evidenziando l’urgenza di un cambiamento strutturale nell’organizzazione. La vicenda è destinata a occupare i riflettori per mesi. Con in gioco non solo la credibilità della WADA, ma anche la trasparenza e l’equità nello sport mondiale, gli sviluppi futuri saranno osservati con attenzione. L’ombra lunga della geopolitica non risparmia nemmeno il mondo dello sport, e questo scontro tra titani promette di ridefinire le regole del gioco.
X: @carlogalati