Il Sei Nazioni, la bolla del rugby

Il Sei Nazioni è di nuovo qui. Venticinque edizioni nell’era moderna, ma il rugby non ha bisogno di ere per sapere da dove viene. Stasera si parte con Francia-Galles, una sfida che ha il sapore delle grandi tradizioni. Ci dirà qualcosa sui Dragoni, su quanta sostanza c’è dietro le parole di Warren Gatland, uomo di troppe battaglie per lasciarsi andare a dichiarazioni leggere. Dall’altra parte, la Francia, che si candida alla vittoria e ha recuperato un certo Antoine Dupont. E quando hai un fuoriclasse in gran forma, il mondo ti sembra un posto più facile.

Il Sei Nazioni è sempre una cosa a parte, un torneo che si muove su orbite proprie. Il ranking mondiale, le gerarchie, i pronostici? Contano fino a un certo punto. Qui dentro c’è un’atmosfera a sé, una bolla, dove tutto è più intenso e i risultati del turno precedente si propagano come onde nel lago. Un rimbalzo sbagliato può cambiare tutto.

Il calendario è un piccolo capolavoro di tensione. Si comincia subito con Irlanda-Inghilterra, test importante per capire se la difesa inglese è rocciosa o solo ben pettinata. Poi arriva il secondo turno e con lui Inghilterra-Francia, che ha sempre un sapore di Guerra dei Cent’Anni, anche quando si gioca su un campo di rugby. Il terzo turno porta Galles-Irlanda, una partita che potrebbe prendere una piega interessante se i gallesi avranno fatto vedere cose buone prima. Magari anche a Roma.

Poi si scollina e si arriva al quarto turno, con un Irlanda-Francia che è già scritto nelle scintille nell’aria. E infine il quinto, dove il Millennium Stadium si vestirà da teatro della vendetta con Galles-Inghilterra. Sarà una battaglia, perché quando i gallesi vedono la maglia bianca, vedono tutto rosso.

Italia, venticinque anni in viaggio

Un quarto di secolo è già passato. Sembra ieri, sembra un’altra vita. Il rugby azzurro ha vissuto giornate buone e meno buone, ma c’è ancora, dentro il torneo più bello del mondo. Era il 5 febbraio 2000, faceva freddo, e l’Italia metteva la prima impronta nel Sei Nazioni battendo la Scozia campione uscente. Roma diventava capitale ovale.

Il tempo fa giri strani, sfuma i contorni, trasforma i ricordi prima in storia, poi in leggenda. È così anche per Massimo “Mouse” Cuttitta, uno che ha dato tanto, da giocatore e da allenatore. Gli scozzesi gli hanno dedicato un trofeo, la Cuttitta Cup, per dire grazie. Grazie per aver lasciato un segno, per aver cambiato qualcosa.

E domani? Domani c’è Edimburgo, c’è l’Italia che entra nella bolla, dove tutto è possibile e niente è scontato. Si parte.

Buon rugby.

Carlo Galati

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