Musetti domina un derby mai nato

Monte Carlo, dove la terra rossa ha il profumo del mare e la memoria dei campioni, ci consegna un derby azzurro mai nato. Lorenzo Musetti passa ai quarti senza giocare, Matteo Berrettini si ferma prima ancora di entrare in campo. La carta d’identità del match era scritta: estetica contro potenza, pennello contro martello. Ma come spesso accade, la realtà si prende la scena e riscrive il copione.

Berrettini si arrende ai suoi muscoli, ancora una volta. Gli obliqui fanno crack, e il ritiro è inevitabile. Era accaduto già altre volte, troppe forse, per un corpo che non regge l’urto del talento che lo abita. Matteo lascia il torneo con un sospiro e un messaggio: “È dura, ma grazie a tutti”. La faccia è tirata, lo sguardo basso. Non c’è sconfitta, ma il sapore è amaro lo stesso.

Musetti incassa il passaggio di turno con discrezione. Avrebbe voluto giocare, eccome. Sa che ogni minuto in campo è un’occasione per ritrovarsi, dopo mesi in chiaroscuro. Aveva rimontato Lehecka con classe e pazienza, mostrando quei colpi che a tratti sembrano dipinti. Ora se la vedrà con Tsitsipas, uno che Monte Carlo lo conosce bene. Sarà dura, ma il talento non gli manca. Serve solo continuità. E un po’ di fortuna, che a Berrettini oggi è mancata del tutto.

Il derby che non c’è stato resta un rimpianto. Perché due italiani in forma, su questa terra nobile, sono un piacere raro. Ma Monte Carlo non fa sconti. È un torneo di principi, ma anche di spine.

E allora, si va avanti. Musetti sogna, Berrettini spera. E noi restiamo qui, a tifare con la consapevolezza che, a volte, il tennis è più romanzo che sport.

Carlo Galati

Questa voce è stata pubblicata in Sport. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento