La nona meraviglia di Pogacar

E sono nove. Nove Monumento per Tadej Pogačar, sloveno di Komenda, terra di boschi e biciclette. Ventisei anni e già nella storia: come Girardengo, come Coppi, come Sean Kelly. L’ultimo a riuscirci, l’irlandese, nel 1992. Poi il vuoto, fino a questo ragazzo che sorride poco e vince tanto.

Alla Liegi-Bastogne-Liegi ha scelto il momento che gli è più caro: la Redoute, 34,8 chilometri dall’arrivo. Uno scatto, uno solo. Gli altri, dietro, a guardare e a faticare. Il tempo di voltarsi ed era già sparito, inghiottito dalla leggenda. Terza Liegi in quattro anni, davanti a lui restano solo De Vlaeminck (11 Monumento) e Merckx (19). Due nomi, un obiettivo, chissà. Remco Evenepoel? Sconfitto. Non ha nemmeno visto il lampo sloveno, chiudendo lontano, a oltre tre minuti. Non era giornata per lui.

Ma la copertina non è solo di Pogačar. A prendersi applausi veri è Giulio Ciccone, secondo a 1’01”. Una corsa generosa, mai fuori misura. Non ha seguito l’attacco di Tadej, ha scelto di correre con intelligenza, cuore e gambe. E sul traguardo ha bruciato Ben Healy, conquistando un podio che all’Italia mancava dal 2019, con Formolo. Per Ciccone è un altro passo avanti. Dopo il terzo posto al Lombardia, oggi il secondo a Liegi. Il Giro d’Italia, ormai alle porte, può davvero essere la sua terra promessa.

Intanto Pogačar aggiorna il suo palmarès: 95 successi, tra cui il Mondiale 2024, due Fiandre, tre Liegi, quattro Lombardia, tre Tour e un Giro. Quest’anno, in ogni corsa una firma: primo all’UAE Tour, primo alle Strade Bianche, terzo alla Sanremo, primo al Fiandre, secondo alla Roubaix e all’Amstel, primo alla Freccia, primo alla Liegi. Sempre sul podio, come i grandi di un tempo. E la doppietta Fiandre-Liegi nello stesso anno? Solo Merckx, nel ’69 e ’75, l’aveva firmata. Ora anche Pogačar. Chapeau.
Ma oggi, sotto il cielo grigio delle Ardenne, chi ha amato davvero la corsa ha applaudito forte anche Giulio Ciccone. Perché il ciclismo, quello vero, sa riconoscere chi ha il coraggio di non arrendersi.

Carlo Galati

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