Gli uomini d’oro col fioretto in mano

Non sempre serve sfondare, a volte basta sfiorare. È questione di misura, e di mestiere. A Tbilisi, in un angolo di mondo dove la spada ha ancora un sapore da duello, l’Italia del fioretto maschile si è ripresa ciò che forse già sentiva suo. Oro mondiale, il primo di questa spedizione azzurra, ottenuto con un 43-42 che non è un punteggio ma un refolo di vento trattenuto prima che scappi.
Il fioretto, si sa, non è sport da urla. È danza e geometria, è un passo avanti e due indietro, è colpire senza farsi prendere. Ed è così che Guillaume Bianchi, Alessio Foconi, Filippo Macchi e Tommaso Marini hanno chiuso il cerchio aperto un anno fa a Parigi, quando quel maledetto punto di troppo li aveva lasciati con l’argento. Stessi uomini, forse più stanchi, certamente più consapevoli.
Stavolta l’oro arriva al termine di una finale nervosa contro gli Stati Uniti, che hanno imparato a prendersi sul serio anche nel regno delle armi bianche. Ma è nei dettagli che l’Italia ha vinto: nella tenuta mentale, nei guizzi nei momenti che non lo chiedevano, nei silenzi tra un assalto e l’altro. E forse anche in quel qualcosa che non si insegna, ma che a volte fa la differenza.

Le tappe prima della gloria sono passate da tre vittorie nette: 45-20 contro Singapore, 45-31 sulla Polonia, e una semifinale senza patemi contro la Francia, 45-30. Tutte dominate come solo chi ha fretta di arrivare sa fare. Ma l’oro si è deciso su un filo, e lì non si bara.
Quattro ragazzi con la lama nel cuore e il cervello ben saldo. Marini che chiude, Foconi che dirige, Macchi che sporca i punti e Bianchi che, zitto zitto, li tiene a galla. Quarta medaglia per l’Italia, ma la prima che brilla davvero. Il metallo più nobile, conquistato con l’arma più elegante.
E poi si potrà discutere di strategie, di preparazione, di come la scuola italiana continui a partorire schermidori come se fosse la cosa più naturale del mondo, ma oggi, per una volta, meglio restare lì, su quel 43-42.
Un numero che profuma d’oro, ma anche d’uomini.

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