
Se c’è una cosa che questa Italvolley femminile ha imparato a fare, è non tremare. Né davanti alla pressione, né davanti al Brasile, né quando la partita si mette male. E forse non è un caso che in panchina ci sia Julio Velasco, che alla paura ha sempre preferito la preparazione, alla retorica la competenza, al talento isolato il gruppo che rema dalla stessa parte.
A Varsavia, per la finale di Nations League, c’è tutto questo. L’Italia va sotto contro il Brasile di Ze Roberto, allenatore da enciclopedia e Gabi, capitana con gli occhi accesi. Ma non si scompone. Reagisce come chi sa di essere squadra, non solo sulla carta. E vince 3-1. Ventinove successi consecutivi, l’oro olimpico di Parigi ancora caldo nel petto, ora anche la Nations League – già vinta l’anno scorso. E tutto sembra parte di un disegno più grande.
Non è la serata delle singole stelle, è la sera del gruppo. Perché se qualcosa gira storto, dalla panchina arrivano le soluzioni. Cambi cambia davvero, Nervini – baby con la faccia da liceo e le mani da veterana – mette colpi e coraggio, Antropova entra e accende il fuoco quando serve. La rimonta si costruisce un punto alla volta, e si chiude con quella sicurezza che solo chi è abituato a vincere riesce a trasmettere. E a quel punto non conta più chi ha iniziato il match, ma chi l’ha finito. Tutte.
Velasco osserva, ascolta, interviene col bisturi. Non alza la voce. Non serve. Le ragazze lo seguono con la fiducia di chi ha capito che dietro ogni parola c’è un’idea, e dietro ogni scelta una visione. Anche l’infortunio di Degradi, che rovina un po’ la festa, viene assorbito dal collettivo. Speriamo non sia grave. Ma intanto, avanti.
Il Mondiale inizia il 22 agosto in Thailandia. L’Italia ci arriva con due trofei in tasca e una consapevolezza nuova: non serve giocare perfettamente, basta farlo insieme. E questa banda non ha paura di niente.
Carlo Galati