
A Tampere il cielo era di un grigio fermo, senza squarci, e il vento soffiava di traverso sulla pista. Gli spalti non erano pieni, ma c’era quel brusio tipico delle finali, un misto di attesa e curiosità. Kelly Doualla Edimo, 15 anni, durante il riscaldamento non guardava mai troppo a lungo le avversarie: una manciata di allunghi, qualche gesto rapido con le mani per scaldare le dita, lo sguardo fisso sui blocchi. Lì, pochi minuti dopo, avrebbe scritto un pezzo di storia.
Non il miglior compagno, quel vento, per chi deve correre cento metri. Ma Kelly è partita come se non lo sentisse. Nei blocchi, ginocchia a terra e occhi davanti, sembrava un’adulta mascherata da ragazzina. Allo sparo, ha trasformato la tensione in spinta: nei primi 30 metri aveva già scavato un vuoto, poi ha continuato ad accelerare con passo pulito, senza incertezze, fino a chiudere in 11”22. Tempo importante, considerando il vento contrario, e soprattutto tempo che pesa come un biglietto da visita.
Dietro di lei, la britannica Akande (11”41) e l’ucraina Stepaniuk (11”53). Quarta, e resta un bruciore, l’altra azzurra Alice Pagliarini: un solo centesimo l’ha separata dal podio. A quindici anni nessuna, in ventotto edizioni, aveva mai vinto l’oro europeo Under 20. Kelly lo ha fatto con la naturalezza di chi corre per il gusto di farlo e con uno stile di corsa compatto, senza dispersioni.
“Kelly sembra un’adulta – ha detto il presidente Fidal Stefano Mei – non ha paura di nulla, va sui blocchi, corre e vince”. C’è chi pensa già ai Mondiali di Tokyo, magari nella staffetta, ma Mei frena: “Può durare fino a Brisbane e oltre, non c’è fretta”.
La premiazione è stata breve, quasi spartana, ma nel sorriso largo di Kelly c’era la soddisfazione di chi ha appena scoperto di poter spostare i propri limiti. L’immagine che resta è questa: una ragazza con le chiodate ai piedi, il vento che prova a trattenerla e lei che lo supera, il sorriso che esplode solo dopo il traguardo. La leggerezza di chi, quando corre, sembra avere il vento in tasca, e ancora non sa quanto lontano potrà arrivare.
Carlo Galati