Ieri mentre scrivevamo delle semifinali femminili, pensavamo ad un concetto che fosse quanto più simile a quello della quiete prima della tempesta. E non ce ne vogliano le quattro giocatrici scese in campo. Il nostro è soltanto una sorta di stato d’animo verso un ragazzo di soli 21 anni che sta per giocare la partita più importante della sua vita. Ne parleremo. Nel frattempo, facendo un passo indietro, abbiamo assistito a due semifinali femminili per certi versi più avvincenti di quello che ci saremmo aspettati. Vuoi per la vittoria di Vondrousova su Svitolina, vuoi per il testa a testa thrilling tra Jabeur e Sabalenka: una finale femminile, Vondrousova-Jabeur, che rende merito alle due ragazze brave ad andare oltre le solite note. Una finale giusta. Tornando ai maschietti, cercheremo con distacco anglosassone di centrare il punto sulle semifinali. Quindi, veniamo a noi:
Sinner-Djokovic: cosa dovremmo dire di più rispetto a quanto avete già letto e scritto? Sicuramente nessuna allusione al sorriso del ragazzo italiano o dei record del serbo. Roba da boomer che leggono i grandi giornaloni. Noi più modestamente vi diremo che abbiamo il cuore in gola e la consapevolezza che sarà dura, durissima. Per certi versi quasi impossibile. Djokovic quando arriva a questo punto di uno Slam non fa prigionieri, ti batte prima del match. A Sinner servirà la migliore versione di se stesso, quella che forse neanche lui immagina di avere. Lo scorso anno ci è andato vicino, ma è mancata la zampata finale. È mancata la fortuna, non il valore, dicevano. Oggi dovrà esserci tutto nel posto giusto al momento giusto. Insomma c’è una chance ma Nole resta il favorito.
Medvedev-Alcaraz: la diciamo brutta, anche un po’ brutale: Medvedev è l’unico dei quattro che può battere Djokovic. Per favore, dopo averci riservato fischi ed improperi sappiate che però siamo piuttosto convinti che Medvedev si fermi prima per mano del giovane spagnolo che, tra l’altro, resta ancora il numero 1 al mondo. Così, en passant. Tutti dicono Alcaraz; non scommettiamo da ormai decadi, ma un euro sul russo lo punteremmo.
Si stringe il cerchio magico e ad ambire al titolo saranno in otto, quattro uomini e quattro donne. E no, non è un discorso che volge alla parità di genere a tutti i costi ma è l’oggettività della situazione dei due tabelloni; questo significa che siamo arrivati alle semifinali di Wimbledon, ovvero quel momento che fa da spartiacque tra l’esser stato bravo e giocare la finale di uno Slam, sognando, perché no, anche di vincerla. Comunque vada, belle sensazioni. Si comincia con le donne in campo, con due match che tra loro sono piuttosto differenti, perché differenti sono le storie delle giocatrici. Proveremo a parlarne. Quindi, veniamo a noi:
Svitolina-Vondrousova: due belle storie a modo loro. Da una parte, l’ucraina, che scende in campo portandosi sulle spalle la responsabilità di rappresentare un paese che sta attraversando l’inferno della guerra e l’esser tornata a giocare dopo esser diventata mamma a ottobre: anche quest’ultimo un compito mica da ridere. Eppure con forza e tenacia, volli sempre volli fortissimamente volli, è tornata a competere ad altissimi livelli. Ha preso parte al torneo grazie ad una wild card; questo basti. Dall’altra parte della rete, una giocatrice che, nel silenzio totale, piano piano, ne ha battuta, una, poi un’altra e un’altra ancora fino ad arrivare a Jessica Pegula, giocando tra l’altro magistralmente. E quindi adesso? Vedremo di sicuro una partita molto combattuta ma non per forza bellissima.
Jabeur-Sabalenka: ecco, se cercate maggiore spettacolo, forse meglio orientarsi verso questo match. La tunisina sta giocando ai livelli dello scorso anno, anzi probabilmente meglio visto che ha battuto quella Rybakina che le aveva tolto un titolo che sembrava già suo. Sabalenka, l’amazzone bielorussa, è sulla strada del secondo Slam, dopo la vittoria in Australia. Ecco, se qualcuno può spezzare il suo strapotere fisico è proprio Jabeur che, probabilmente, punterà a toglierle ritmo, a non darle punti di riferimento, uscendo rapidamente da uno scambio che la vedrebbe di sicuro soccombere. Match da gustare e apertissimo ad ogni risultato.
E’ andata come ci si aspettava andasse, com’era giusto che fosse per i valori espressi durante tutto il torneo. Djokovic-Sinner è la giusta semifinale per quella parte di tabellone: e chi se ne frega dei soloni del tennis che scrivono e ci ricordano che Sinner è arrivato in semifinale senza incontrare nessuno dei top 50. È vero, lo abbiamo scritto anche noi, l’occasione era di quelle da non perdere ma ci spiegate che colpa ha Sinner se è arrivato lì dove le altre teste di serie hanno fallito? Pino Daniele, in uno dei suoi brani più famosi, Je so pazz, avrebbe saputo cosa dire. Se qualcuno non fosse edotto sul tema, il consiglio è di ascoltare la canzone; c’è sempre da imparare. Tra le donne, ha vinto a sorpresa la wild card Svitolina con la numero 1 al mondo. Il nostro dolore per Iga è tanto, ma ci rifaremo. Ci tocca tifare per la signora Monfils. Mi chiederete: e adesso…e oggi che si vede? Bene, veniamo a noi:
Alcaraz-Rune: con tutto il rispetto per Eubanks-Medvedev, partita che vedremo solo perché a Wimbledon guarderemmo anche un 4.1, nonostante probabilmente un 4.1 sia stilisticamente meglio dei due (con questo aggiungiamo che per noi Medvedev è l’unico che può impensierire Djokovic dal vincere l’ottavo). È un match gustoso tra due giocatori che, insieme a Sinner, hanno le chiavi di casa del futuro del tennis. Vedere questo match ai quarti un po’ ci dispiace ma è così e nulla possiamo farci se non ammirare questi due grandi atleti che di sicuro non lesineranno energie, colpi e recuperi. Avere vent’anni vuol dire anche questo.
Jabeur-Rybakina: qui, senza dubbio, parliamo di finale anticipata anche perché…è stata finale proprio lo scorso anno a Wimbledon e come lo scorso anno sarà una battaglia di stili, una battaglia tra due mondi e modi diversi di vedere il tennis: variegato e adattabile quello della tunisina, granitico ed efficace quello della kazaka. Ricordiamo bene il match dello scorso anno: il primo set fu un autentico violino africano, che mandò in mille pezzi le solide certezze della futura campionessa, salvo poi perdersi nel secondo set e nel terzo. Sarà un gran bel match.
E quindi ci siamo. Vanno in archivio gli ottavi di finale, lasciandoci in bocca un retrogusto amaro. Un retrogusto di ciò che poteva essere e non è stato. Perché ad un certo punto del match, tra Alcaraz e Berrettini pensavamo e pensava in primis Matteo di poter far suo il match; alzi la mano chi ha pensato il contrario, soprattutto dopo il primo set. Alla fine è andata come logica voleva che andasse, ha vinto meritatamente il più forte. Dunque arriviamo ai quarti con un solo portabandiera azzurro, Jannik Sinner, il più accreditato per arrivare a quell’obiettivo per il quale avremmo firmato a priori. Quindi vi chiederete, di quali match parleremo oggi? Proviamo a soddisfare la vostra curiosità, quindi, veniamo a noi:
Sinner-Safiullin: non vi stupiremo con fuochi d’artificio, né ricchi premi o cotillons, scrivendovi che Jannik non può non vincere. È quello che deve fare, l’occasione è troppo ghiotta per non essere colta; quante altre volte in una carriera capita un tabellone così in uno Slam? Si contano sulle dita di una mano. Attenzione però il russo è giocatore che sta dimostrando di essere quella promessa che tutti pensavano fosse, che sta giocando probabilmente il miglior tennis della sua vita. D’altronde non si arriva ai quarti di Wimbledon per caso. Non sarà facile ma non possiamo pensare ad un risultato diverso dalla vittoria. Chi afferma il contrario mente sapendo di mentire. E non si fa.
Swiatek-Svitolina: troppo facile direte voi e magari avete anche ragione, ma il nostro è un mestiere difficile anche quando sembra banale. E proviamo a spiegarvi il perché di questo match: la polacca è una delle favorite del torneo e su questo non ci piove. Finora è andata avanti vincendo i match che doveva vincere ma paradossalmente, senza l’attenzione che la numero uno al mondo merita. Dall’altra parte della rete una giocatrice che sembrava nella fase calante della sua carriera e che ha invece ritrovato motivazioni ancestrali, che affondano le radici nell’appartenenza a ciò che rappresenta. È un match dalle mille facce, a noi ne basta una: entrambe giocano un ottimo tennis. Ci sembra una motivazione più che valida.
Carissimi tutti, siamo al giro di boa. Avremmo avuto bisogno della cara vecchia “never on Sunday”, per tirare un po’ il fiato ma tant’è, vuoi che le tradizioni sono tali fino a quando qualcuno non le interrompe, vuoi che c’è fame di tennis e qualche introitino per il torneo, in un attimo never è diventato always. Ed è stata una gran domenica, una di quelle che certifica che le semifinali, per un giocatore di cui non faremo il nome, ma che ha i capelli rossi ed è orginario di San Candido, sono più che un’ipotesi. Soprattutto per la caratura del giocatore che lo separa da quell’obiettivo. Avremo modo di parlarne. Nella seconda settimana rimescoliamo un po’ le carte; non vi daremo un numero di partite fisse da consigliarvi: vivaddio sono gli ottavi baby, sono partite di sicuro interesse. Ci focalizzeremo su alcune di queste, quindi, veniamo a noi:
Berrettini-Alcaraz: stupiti eh!? Anche andando oltre l’effetto sostenitore impertinente, il match è di quelli che vanno visti. Non ci sono scuse. In primis perché si presta a diverse chiavi di lettura, molte di queste a favore dell’ex finalista del torneo. Berrettini non ha nulla da perdere. Niente. Non è favorito, viene da un periodaccio in cui non riusciva a vincere neanche un 15, gioca con il giovane campione che tremare il mondo fa…insomma ci sono tutte le condizioni per giocare con la mente libera, con il braccio leggero. Matteo non può vincere questa partita. Come il calabrone che non può volare, solo che lui non lo sa e vola lo stesso. Chissà.
Medvedev-Lehecka: abbiamo un debole tennistico per questo ragazzo ceco. Ne siamo consapevoli. Il match con Tommy Paul ci ha veramente molto ricordato le gesta di quell’altro tennista ceco, ritiratosi solo qualche anno fa, che di nome si chiama Thomas. Insomma, non propriamente il primo che passa. Detto questo se fossimo nelle condizioni di poter scegliere cosa guardare lo guarderemmo.
Jabeur-Kvitova: è un ottavo di finale che potrebbe essere una semifinale. E’ l’incontro tra due giocatrici che hanno stili diversi, estrazioni tennistiche diverse ma ugualmente stanno facendo divertire chi le guarda giocare.
Anche a Silverstone il vincitore è sempre lui, Max Verstappen.
L’olandese della Red Bull, a parte una manciata di giri inizali che hanno visto l’amico Lando Norris in testa dopo una partenza bruciante, domina anche in Gran Bretagna collezionando l’ottava vittoria in questa stagione (su 10 gp), la sesta consecutiva, allungando ulteriormente il suo vantaggio in classifica generale (con 255 punti) sul compagno di squadra Sergio Perez (che ne ha 156), oggi autore di una bella rimonta dopo essere partito dalla 15/a casella, ha chiuso al sesto posto. Fa festa Silverstone comunque, perché sul posio salgono due britannici, Lando Norris, secondo e l’inossidabile Lewis Hamilton: con lui avra’ festeggiato anche Brad Pitt, in questi giorni nel paddock al fianco del britannico per il progetto di un film sulla F1. A ridosso del podio l’altra McLaren, quella di Oscar Piastri seguito a ruota da George Russell, Perez, Fernando Alonso e un ottimo Alexander Albon. Male le Ferrari, in controtendenza rispetto all’ultimo gp e ai timidi progressi mostrati. Leclerc, che ieri diceva di puntare al secondo posto, non ha fatto meglio del nono, mentre Carlos Sainz ha chiuso in decima posizione. Dopo i segnali postivi in Austria e pure nelle libere di ieri, oggi la Ferrari non è mai stata realmente in lotta per il podio. “Nel primo stint non c’era tanto degrado, ma è mancato completamene il passo – ha spiegato Leclerc ai microfoni di Sky – Avevamo poca trazione in uscita dalle curve veloci e quindi perdevamo molto rispetto a chi ci precedeva. Siamo entrati prima del previsto per coprirci da Russell e poi siamo stati anche un po’ sfortunati con la Safety Car (entrata al 32/o giro per un problema alla Haas di Magnussen). Sono finito dietro Albon, ma eravamo tutti con il DRS aperto e non c’era modo di recuperare”. Si gode l’ennesimo successo max Verstappen, nonostante il brivido d’avvio: “Sono partito malissimo, dobbiamo analizzare il motivo – le parole di Verstappen a caldo – Le due McLaren erano particolarmente veloci e ci sono voluti un po’ di giri per superare Norris. Dopodiché sono riuscito a staccarmi un poco e poi le cose sono andate a posto. Sono contento, undici vittorie consecutive per il team sono qualcosa di incredibile ma non è stata una gara semplice e lineare quest’oggi. Ho dovuto spingere e Lando mi ha dato tanto filo da torcere, ma è stato molto corretto quando abbiamo battagliato”. Più che soddisfatto Lando Norris: “E’ stata una gara folle. Devo ringraziare il team. Hanno fatto un lavoro stratosferico. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il loro duro lavoro. Alla fine mi hanno messo le gomme dure e sono ancora perplesso di questa scelta, ma siamo comunque riusciti a tenere dietro Lewis il più possibile”. E sorride pure il team principal della McLaren Andrea Stella: “Sapevamo di avere apportato dei miglioramenti, ma non sapevamo fossero di questa dimensione: abbiamo stupito per primi noi stessi – dice – Ci godiamo questo momento, le donne e uomini in McLaren hanno attraversato un periodo duro, sono felice per loro”.
Abbiamo ancora negli occhi la magnificenza di quello che è stato, siamo felici. Di quella felicità sincera che va oltre l’esclusivo aspetto sportivo ma che abbraccia il lato umano di un giocatore: Matteo Berrettini, è tornato ai suoi livelli. Ai livelli di un top player. Già perché non si batte un certo Zverev tre set a zero a Wimbledon se non si è quello che Matteo è, un gran giocatore. E lo ha urlato in faccia a mezzo mondo, quello, per intenderci, che lo riteneva finito. E invece ottavi di finale con Alcaraz. Adesso tocca all’altro azzurro, quello dal nome teutonico ma dal cuore italiano approdare a quella seconda settimana che tutti bramiamo per poter dire: siamo tornati, sono tornati. Prima di consigliarvi i match del giorno speriamo che ieri vi siate fidati su Lehecka-Paul. Scritto ciò, veniamo a noi:
Sinner-Galan: inutile nascondersi dietro un dito, l’opportunità è ghiotta, i quarti sono dietro l’angolo per Jannik. Galan, da onesto gregario della racchetta difficilmente avrebbe pensato ad inizio torneo di potersi giocare l’accesso ai quarti, sperando più in una versione dell’erba di Wimbledon più simile al rosso della terra. Ora Jannik, se mai dovessi leggerci, il concetto è semplice: gioca come sai e non avrai problemi.
Rublev-Bublik: è il match che regalerà maggiori spunti. Ce lo immaginiamo così: intenso, mai banale e spinto fino al punto di sperare in una maratona tennistica. Probabilmente il match del giorno.
Hurcacz-Djokovic: il polacco è il primo giocatore a poter pensare di avere una chance di battere Djokovic. Capite bene che le possibilità sono le stesse dell’esser votati dal ministro della Cultura al premio Strega senza che abbia letto il vostro libro. Come dite? Quindi c’è speranza. Paradossalmente, c’è.
Azarenka-Svitolina: una bella sfida tra due giocatrici che vogliono ancora essere protagoniste. Le motivazioni per andare avanti ci sono tutte, in primis perché non vogliono mollare la presa su presente e poi perché l’ucraina ha rinunciato ai biglietti per il concerto di Harry Styles. Volete mettere?
Swiatek-Bencic: Iga è la favorita del torneo? Lo vedremo (anche) in questo match.
Carlo Galati @thecharlesgram
Abbiamo ancora negli occhi la magnificenza di quello che è stato, siamo felici. Di quella felicità sincera che va oltre l’esclusivo aspetto sportivo ma che abbraccia il lato umano di un giocatore: Matteo Berrettini, è tornato ai suoi livelli. Ai livelli di un top player. Già perché non si batte un certo Zverev tre set a zero a Wimbledon se non si è quello che Matteo è, un gran giocatore. E lo ha urlato in faccia a mezzo mondo, quello, per intenderci, che lo riteneva finito. E invece ottavi di finale con Alcaraz. Adesso tocca all’altro azzurro, quello dal nome teutonico ma dal cuore italiano approdare a quella seconda settimana che tutti bramiamo per poter dire: siamo tornati, sono tornati. Prima di consigliarvi i match del giorno speriamo che ieri vi siate fidati su Lehecka-Paul. Scritto ciò, veniamo a noi:
Sinner-Galan: inutile nascondersi dietro un dito, l’opportunità è ghiotta, i quarti sono dietro l’angolo per Jannik. Galan, da onesto gregario della racchetta difficilmente avrebbe pensato ad inizio torneo di potersi giocare l’accesso ai quarti, sperando più in una versione dell’erba di Wimbledon più simile al rosso della terra. Ora Jannik, se mai dovessi leggerci, il concetto è semplice: gioca come sai e non avrai problemi.
Rublev-Bublik: è il match che regalerà maggiori spunti. Ce lo immaginiamo così: intenso, mai banale e spinto fino al punto di sperare in una maratona tennistica. Probabilmente il match del giorno.
Hurcacz-Djokovic: il polacco è il primo giocatore a poter pensare di avere una chance di battere Djokovic. Capite bene che le possibilità sono le stesse dell’esser votati dal ministro della Cultura al premio Strega senza che abbia letto il vostro libro. Come dite? Quindi c’è speranza. Paradossalmente, c’è.
Azarenka-Svitolina: una bella sfida tra due giocatrici che vogliono ancora essere protagoniste. Le motivazioni per andare avanti ci sono tutte, in primis perché non vogliono mollare la presa su presente e poi perché l’ucraina ha rinunciato ai biglietti per il concerto di Harry Styles. Volete mettere?
Swiatek-Bencic: Iga è la favorita del torneo? Lo vedremo (anche) in questo match.
Permetteteci in questo cappello introduttivo, di dedicare un pensiero a Matteo Berrettini, uno che ha dato tantissimo al tennis italiano e che per qualche addetto ai lavori/tifoso/appassionato era ormai alla stregua di un mister X qualunque, una sorta di miracolato che chissà per quale oscura ragione aveva raggiunto determinati traguardi, rovinato com’è da “altri pensieri” che, nel cervello dell’italiota medio, sono Melissa Satta e qualche pubblicità in tv. Dimentichiamo troppo spesso che sono professionisti, che sono uomini, che non devono niente a nessun se non a loro stessi e ai loro sacrifici. Una rondine non farà primavera ma speriamo almeno che qualche loro souvenir arrivi a poggiarsi sulla testa dei suddetti esperti. Scusandoci con voi lettori per il registro non propriamente goliardico e scanzonato a cui vi abbiamo abituato, torniamo a fare quello che abbiamo sempre fatto finora, consigliandovi i match di giornata. Dunque, veniamo a noi:
Berrettini-Zverev: è stata una finale 1000, è stato un turno di RR al Master di fine anno. E’ partita vera tra due giocatori che su questa superficie sanno esprimere il loro massimo potenziale. Per Matteo ennesimo scoglio duro da superare ma, da non testa di serie, è quello che ci si doveva aspettare, è quello che serve per tornare in alto.
Tiafoe-Dimitrov: sono due giocatori talmente diversi che può venire fuori una partita a senza unico come un match, non vogliamo dire indimenticabile, ma di sicuro interesse. Noi propendiamo per quest’ultima soluzione.
Lehecka-Paul: ricordate il discorso del match da nerd che vi proponevamo nei primi primissimi turni? Ecco questo è uno di quelli. Ci vuole tanta passione per vedere il match tra il piccolo Berdych e il piccolo Roddick, ma se vi fidate date un’occhiata e non vi pentirete.
Tabellone femminile: nessun match di particolare interesse da segnalare. Segnaliamo giocatrici: Elena Rybakina e Petra Kvitova. Hanno impegni facili, ma guardarle giocare per quanto ci riguarda, è sempre un piacere per gli occhi e per lo spirito.
Possiamo dirlo: finalmente la normalità, finalmente un’INTERA giornata di tennis senza interruzioni, senza teloni, senza coperture. Insomma, le preghiere degli organizzatori sono state ascoltate e un po’ anche le nostre che non sapevamo più cosa consigliarvi: il rischio che avete corso è che dedicassimo qualche riga anche a Parks-Bogdan: non ve lo sareste meritato. E neanche noi. Adesso le situazioni si fanno più interessanti anche se ancora c’è chi vede il secondo turno e chi gli ottavi ma andrà tutto bene. Dunque, veniamo a noi:
Berrettini-De Minaur: è finalmente finito il derby azzurro durato più del dovuto. C’è chi dice di aver visto Mentana pensare ad uno speciale e chi mente. Adesso per Matteo c’è il piccolo diavoletto australiano. Non benissimo per entrambi ma l’azzurro non è testa di serie quindi nulla di nuovo. Match molto interessante che ci dirà se per Berrettini fu vera gloria.
Musetti-Hurkacz: partita potenzialmente da cinque set; in tutta onestà ci aspettiamo molto da questo match che è il primo vero banco di prova per entrambi. Hubi ha un gioco regolare, fatto di improvvise accelerazioni, Musetti è capace di illuminare il gioco come forse nessuno nel circuito. Divanata facile.
Wawrinka-Djokovic: un grande classico del tennis moderno, è stato un match da finale Slam (due ed entrambi vinti dallo svizzero) è stato e forse non sarà più. Di sicuro il buon vecchio Stan sta giocando un tennis al di sopra delle aspettative, forse anche delle proprie ma è pur sempre troppo ampio il gap tra i due giocatori. Probabilmente molto rumore per nulla, ma sono quelle classiche cose che sai anche come vanno a finire, ma vuoi comunque rivederle ancora una volta. Fosse anche l’ultima.
Kasatkina-Azarenka: da una parte una giocatrice che sta crescendo molto negli ultimi anni e sta dimostrando di valere la posizione che ha in classifica. Dall’altra parte Vika. Va bene così.
Swiatek-Martic: Iga sta giocando e vincendo in maniera fin troppo semplice e fin troppo a fari spenti. Non ha i galloni della favorita, una volta tanto e questa cosa le fa bene. Martic è una giocatrice che però può darle fastidio.
La situazione è questa: tre giorni fa vi abbiamo consigliato di seguire Berrettini-Sonego e siamo ancora qui a capire come finirà. Più fortunati siamo stati con Tsitsipas-Thiem, match finito al quinto set, dopo oltre due giorni di rinvii. Altri ancora devono essere giocati; bene ma non benissimo. A breve lavorare nell’organizzazione di Wimbledon verrà considerato come lavoro usurante o come quei classici mestieri che nessuno vuole più fare, ma tant’è, ad oggi è uno sporco lavoro e qualcuno…insomma ci siamo capiti. Ormai capire cosa ci aspetterà il domani è questione nebulosa che appartiene alla sfera del chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo. Quindi, siccome sono tanti i match da recuperare e di questi vi abbiamo già parlato nei giorni scorsi, in attesa di tempi migliori, ne aggiungiamo solo tre in più, quindi, veniamo a noi:
Tiafoe-Stricker: abbiamo conosciuto il ragazzo svizzero a Milano, durante ultima edizione delle Next Gen, giocate in terra meneghina. Ha del talento, ancora grezzo, ma si farà. A fine torneo probabilmente entrerà tra i primi cento al mondo, viene delle qualificazioni ed è in striscia positiva da quattro partite. Tutto molto bello, se non ci fosse Tiafoe dall’altra parte della rete. Come sapete, se ci avete seguito finora, questo è il “match nerd”.
Murray-Tsitsipas: dopo aver battuto Thiem, il greco trova sulla sua strada un altro che con gli Slam ha una certa familiarità, con Wimbledon in particolar modo. Andy Murray ha costruito la sua fama, la sua carriera, sui prati dell’All England Club e venderà cara la pelle. Anche con la testa del femore bionica.
Cornet-Rybakina: scontro generazionale tra chi è stato e chi è e sarà. La campionessa in carica non ci è sembrata al massimo dello splendore nel match di primo turno con Rogers, eppure la sua classe, la sua gestualità e le sue movenze la rendono sempre piacevole da ammirare. Anche se non al massimo. Cornet non è l’ultima arrivata e potrebbe sfruttare qualche passaggio a vuoto della kazaka.