L’importanza di chiamarsi Lorenzo

Come fai a non innamorarti di due così? Come fai a non voler fermare alcuni momenti per avere la possibilità di goderne per tanto e tanto e tanto altro tempo ancora? Domande retoriche a cui daremmo una risposta scontata, sì, e che ci fa toccare il cielo con un dito o se volete, con una racchetta. Lorenzo Sonego prima, Lorenzo Musetti poi, hanno dato luce ad un pomeriggio già radiosamente illuminato dal sole di Parigi. E non chiamatele imprese, sono qualcosa di più.

L’impresa, tale per definizione, estemporanea nella sua caducità, è figlia di un momento specifico, se volete anche di una congiuntura astrale che fa sì che tutto vada per il verso giusto. I match vinti dai due Lorenzo non hanno queste caratteristiche. Piuttosto hanno il talento purissimo di un giocatore che non abbiamo mai avuto e la tenacia che mai ha albergato nei cuori e nelle menti dei portabandiera azzurri. Un mix perfetto e letale che formerebbe il giocatore perfetto. Noi li abbiamo così e ce li godiamo.

Quello che sarà domani è già un banco di prova importante: si chiama Alcaraz per Musetti e Khachanov per Sonego, due match che sono sì difficili ma nulla è impossibile; d’altronde siamo agli ottavi di finale del Roland Garros, ci sarà un motivo. Importante sarà affrontare questi match dimenticando ciò che è stato, per concentrarsi su ciò che potrebbe essere, lasciando aperta la porta dei sogni, fatti di classe, tenacia e tanta terra rossa.

Carlo Galati

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