Roland Garros: Swiatek-Muchova per l’atto finale

Doveva essere una grande giornata di tennis, una di quelle che avremmo ricordato in mezzo a tante e tante altre, divisi tra la tv e il campo, tra un divano ed una tribuna. Invece non è andata propriamente così: abbiamo visto il punto più bello dell’anno da parte di Alcaraz su Djokovic e poi poco più. Causa crampi, causa superiorità serba…insomma una serie di fattori, incidenti e non poco. Ci si aspettava di più. Come ci si aspettava di più dall’altra semifinale, racconto meraviglioso di un percorso, quello di Zverev, interrotto bruscamente e ripreso quest’anno sugli stessi campi ma terminato in soli 7 game in tre set da Ruud, che approda nuovamente in finale un anno dopo Nadal; probabilmente il finale sarà lo stesso.

Oggi invece il menù del giorno propone una finale di sicura maggiore incertezza rispetto a quella maschile: da una parte la regina del torneo, campionessa in carica alla ricerca del terzo titolo, dall’altra la giocatrice, Muchova, che maggiormente ha rapito i cuori degli appassionati con un gioco antitetico rispetto a quello di molte colleghe e colleghi basato sulla fantasia e sull’estro, sulle variazioni e sul cambio di ritmo. Non che Swiatek sia da meno, ma da lei ci si aspetta di tutto, dalla giocatrice ceca in pochi avrebbero puntato un centesimo che arrivasse dove è arrivata. Di sicuro lei sì; altrimenti non si spiega come sia riuscita a risalire dal 2-5 e match point per Sabalenka nel terzo set della semifinale.

Sarà una finale che non vediamo l’ora di vedere e che ci appassiona come da tempo non succedeva per un match di finale femminile. Sia per quello che abbiamo visto, sia per i significati che questa partita ha nel proprio io. Un match interessante che non vediamo l’ora di vedere, un confronto di stili e di giocatrici così diverse ma così uguali nel divertire, divertendosi. Swiatek non ha mai incontrato un ostacolo così durante questo torneo, Muchova ha battuto l’altra finalista designata con un recupero prodigioso ed è pronta a sorprendere di nuovo. Non resta che goderne.

Carlo Galati

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