
Sono due facce della stessa medaglia, il positivo e negativo di ogni sport, ma potremmo dire più in generale, di quasi tutto ciò che riguarda la vita. Rompono l’equilibrio dell’incertezza dando direzione alle cose, indicandone il traguardo. Un traguardo, nello specifico quello di Courchevel, che ha visto Jonas Vingegaard mettere il punto esclamativo sul Tour de France edizione 2023.
Un Tour che ha vissuto in una situazione di stallo, di quel testa a testa tra il danese e Tadej Pogacar, che ha appassionato milioni di tifosi (incommentabili quelli a bordo strada), risoltosi definitivamente con oltre sette minuti di vantaggio in favore del primo. Prima la cronoscalata, poi il tappone alpino, hanno definitivamente sancito chi vede l’Arco di Trionfo in giallo e chi invece raccoglie i cocci di un sogno andato in frantumi.
Una resa incondizionata quella di Pogacar che ha pagato il caldo, lo sforzo di ieri e l’altitudine. Tutto il contrario di Vingegaard che invece in questo contesto si è esaltato, riposizionando le frontiere del ciclismo; corridore maniacalmente preparato ad affrontare l’impossibile, pronto a rimettere il punto esclamativo nella parola vittoria, nel palcoscenico più prestigioso al mondo.
Carlo Galati