
Un viaggio lungo 4 anni e 4 mesi, che da Montecarlo ha trovato il suo nuovo approdo a Toronto. Dalla terra rossa al cemento, dall’ Europa all’America del Nord, da Fabio Fognini a Jannik Sinner. L’Italia del tennis torna a fregiarsi di un titolo vinto in un master 1000 e lo fa col suo gioiello più prezioso, con il pupillo che ha coccolato e protetto, sostenuto e incoraggiato, fino al trionfo.
Ha rotto gli indugi Jannik, ha urlato con il suo tennis il suo nome, dando quel segnale che tutti si aspettavano arrivasse, sedendosi al prestigioso tavolo dei grandi, che raffigura l’elite vera del tennis mondiale. Ha giocato il suo tennis, puntuale, preciso, forte, teso a massimizzare tutto, togliendo il fiato ai suoi avversari, con un pressing asfissiante con una sequenza di colpi che, come scatti, imprimono la propria immagine in modo indelebile sul libro dei trionfi.
La sua stagione è perfetta già così: sesto posto mondiale, primo titolo in un mille, semifinale a Wimbledon. Basta questo. Ci avremmo messo la firma e forse anche lui. Da ora in avanti avrà il vantaggio non indifferente di poter giocare con il braccio libero dal peso delle aspettative, di poter entusiasmarsi nella lotta, senza pensare troppo a quello che dovrebbe essere. Perché semplicemente lo è già. Non finisce qui, c’è ancora tanta America da conquistare e da vedere, con la ciliegina di New York, la città che non dorme mai ma che regala grandi sogni.
Carlo Galati