
Se qualcuno si fosse chiesto se la 4×100 italiana fosse ancora quella squadra capace di vincere l’oro olimpico, la risposta è sì. A Budapest non è oro, è argento dietro la fortissima formazione statunitense ma è una prestazione che vale tantissimo: un argento con riflessi d’orati.
Roberto Rigali, Marcell Jacobs, Lorenzo Patta, Filippo Tortu ai Mondiali Budapest a 40 anni esatti dall’argento di Helsinki ’83 di Tilli, Simionato, Pavoni, Mennea: è secondo posto in 37.62, una prestazione che non vale il record italiano ma che ci posiziona nell’Olimpo della velocità, meritando l’ingresso in quel club esclusivo che non prevede inviti ma ingressi dovuti a chi sa correre veloce.
Una rivincita anche per i due volti di questa staffetta, antitetici ma così simili, nell’aggressione al cronometro, nella volontà di fermare il tempo: Filippo Tortu e Marcel Jacobs sono le nostre frecce tricolori capaci, nella squadra, di ritrovare ciò che serviva per riscattarsi, cacciando via ombre e gufi, riconfermando di essere élite, ricordando e ricordandosi di essere forti. E veloci.
Carlo Galati