Peter Sagan, l’ultimo dei romantici

È stato il punto di congiunzione tra due epoche del ciclismo:quello dei grandi campioni e degli scandali, degli Armstrong, dell’Epo e di uno sport ridotto al minimo, in termini di credibilità e immagine romantica, da sempre caposaldo del suo essere speciale e quella dei super atleti di oggi, programmati per vincere. Campioni totali, dall’animo totalmente dedito alla vittoria finale. Peter Sagan è stato quell’anello di congiunzione. Peter Sagan, a 33 anni ha detto basta.

È grazie a lui che il ciclismo ha ripreso credibilità, veicolando attorno al personaggio la passione di molti ma soprattutto dei più giovani per quel modo di correre, talentuosamente all’attacco di tutto e tutti, con gli avversari che non capendone lo spirito lo hanno puntato come se divertirsi significasse mancanza di serietà.

Ha vinto tanto ma comunque meno di quello che il suo talento gli avrebbe concesso. È stato tre volte consecutivamente campione del mondo, vincendo tre gare totalmente diverse tra loro: ha vinto in solitaria, in volata contro Cavendish e in volata con un gruppo ristretto. Ha battuto tutti da solo, con una squadra praticamente inesistente. Lui, Contador e Nibali, sono stati l’emblema di una stagione ciclistica indimenticabile, una generazione a cui il ciclismo deve tanto. Ci mancherai Peter, mancherà il tuo modo di correre e il tuo modo di essere, più di tutti.

Carlo Galati

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