Sinner e la prospettiva degli dei

Per comprendere a pieno la portata di ciò che ha fatto Jannik Sinner, battendo Carlo Alcaraz a Pechino, bisognerebbe voltare lo sguardo indietro di quasi 50 anni ripercorrendo il lungo percorso che il tennis italiano, da Panatta ad oggi, ha intrapreso per tornare lì, quasi a toccare gli dei, a guardare dalla loro prospettiva tutti gli altri. Issarsi al numero 4 del mondo è la cera lacca sul certificato del talento del giocatore italiano.

Poi, se tutto questo non bastasse, c’è, il non secondario aspetto, che Sinner più di tutti ha le carte in regola per poter battere con regolarità uno che ha già la penna in mano, pronto com’è a riscrivere le regole e la storia del gioco: Alcaraz lo sa e lo soffre. Un set così nettamente perso dallo spagnolo, lo ricordiamo nei verdi prati londinesi. Ma quella è un’altra storia.

Questa invece è una storia di sogni che diventano concreti, di obiettivi lontani che diventano traguardi già superati. Sinner può diventare il tennista più forte della storia italiana di questo sport e badate bene, non parliamo di estemporaneità ma di duratura consapevolezza dei propri mezzi, figlia del lavoro che si declina in ossessione. Questo è quello che fanno gli atleti, così è come vive Sinner, numero 4 al mondo. Per ora.

Carlo Galati

Lascia un commento