Sinner, no limits

Alle volte non è il cosa, ma il come. Non basta considerare solo l’assolutismo del trionfo ma anche tutte le sfaccettature che compongono il colore netto della vittoria. Sinner ha vinto a Vienna, ha conquistato il suo decimo titolo in carriera, il secondo consecutivo, dopo Tokyo, il quarto dell’anno. Bene, anzi benissimo. Basterebbe questo. Basterebbe, appunto.

Ed invece no, va considerato anche altro, il modo in cui questa vittoria è arrivata e cosa rappresenta nello scenario presente che guarda al futuro. Rappresenta la consapevolezza di poter guardare negli occhi chiunque, fosse anche uno come Medvedev dal quale aveva perso i precedenti sei confronti e di colpo ha vinto due finali, a due latitudini diverse, in un crescendo di forma fisica abbinata alla tecnica che ne certifica la grandezza, il lascia passare verso qualcosa di più grande.

Che arriverà, non può non essere così. È solo questione di tempo, che sarà l’unico arbitro a sancire non il se ma il quando. Sinner ha sdoganato se stesso, si è scrollato di dosso molti limiti, affinando tutto ciò che in passato sembrava una debolezza e l’ha resa forza. Il prossimo passaggio verso la grandezza passa da questo finale di stagione e punta verso Torino, verso quel momento che potrebbe arrivare anche prima di quanto si possa immaginare. Quell’istante è già nella mente di Sinner. Basta questo.

Carlo Galati @thecharlesgram

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